lunedì 18 febbraio 2013

Se ti abbraccio non aver paura, Fulvio Ervas: una bella storia, un brutto libro

Ne hanno parlato tutti, mi aggiungo anch'io.
MA NON PUOI TOCCARE LA SPALLA ANZICHE' LA PANCIA?
Mi piace la pancia
LO CAPISCI O NO CHE DAI FASTIDIO ?
Lo capisci che non posso controllarmi ? 

Se ti abbraccio non aver paura, Fulvio Ervas, MarcosyMarcos, 2012
Se ti abbraccio non aver paura è stato il libro dell'anno a Fahrenheit, è stato uno dei libri più venduti nel 2012 e a breve uscirà il film. Non c'è dubbio, la Marcos y Marcos ha fatto l'affare.

Di cosa parla
Franco, un padre, ha questa idea di fare un viaggio: attraversare gli U.S.A coast to coast, magari in motocicletta, con il figlio quasi 18enne, Andrea. Tutte le persone a lui vicine glielo sconsigliano, perché Andrea è un ragazzo autistico. Franco ascolta tutti, ma parte lo stesso: con il figlio ha provato tutte le "cure" possibili, ha sperimentato tutte le vacanze tranquille e rilassanti consigliate dai medici, ma che lo hanno lasciato sempre insoddisfatto perché Andrea è sempre Andrea, sempre autistico. Ed ecco che quindi, in barba a tutti i medici, amici e familiari, prende e parte con Andrea. I due attraversano l'America, a bordo di una Harley Davidson, poi volano verso il Messico, si perdono nelle foreste del Guatemala, arrivano in Brasile. Un intenso viaggio di tre mesi, in cui padre e figlio hanno modo di crescere e conoscersi meglio.

Andre e Franco
E' quasi impossibile non accostarsi a questo libro senza sapere che parla di autismo. Oramai ne ha parlato tutto il mondo editoriale e non: web, giornali, tv, radio strabordano di recensioni, interviste, servizi su Andrea. Quando si legge la trama poi si intuisce perché il libro sia diventato così famoso, perché la storia di Andrea e Franco abbia fatto il giro dell'Italia e si appresti a conquistare anche il mondo oltralpe. Perché racconta qualcosa di straordinario. E proprio per questo inviterei tutti a leggere in giro (avete solo l'imbarazzo della scelta) del viaggio di Andrea e Franco. Un padre che fa questa scelta così matta di prendere il figlio autistico e attraversare l'America in motocicletta è una cosa veramente grande. Io l'ho visto come un grande dono d'amore da parte di Franco al figlio: fargli vivere un'avventura vera, qualcosa che andasse oltre l'emozionante tragitto scuola-casa che Andrea poteva fare da solo su gentile concessione di scuola e medici.

Fulvio Ervas, una delusione. 

Fulvio Ervas
Ecco, hai in mano una storia così bella, così emozionante e ti ritrovi sofferente e annoiato nel leggere il libro. Date le premesse, ci aspetta una lettura senz'altro interessante. Invece tutt'altro. Lo scrittore avrebbe dovuto prendere il resoconto di Andrea e Antonello e plasmarlo, renderlo magari ancora più emozionante (con tutti i contro), arricchirlo, o farci qualche disegno qua e là, non so, fare il suo lavoro comunque. Invece si è limitato a fare quasi un mero elenco di quello che i due facevano ogni giorno: sveglia alle..., bagno, colazione, partenza, viaggio, arrivo, motel, cena, dormire. Questo libro è un diario di bordo, e Ervas, se c'è, ha solo messo il nome e copincollato il file che gli è stato inviato, correggendo qualche verbo qua e là magari. Anche le parti più emozionanti sono tali ma non per merito di Ervas, piuttosto perché sono successe davvero e tu lettore le vedi accadere nella tua testa, ti fanno pensare: sono i fatti a emozionarti, non la scrittura scarna di Ervas.
Come la storia di Jorge, ragazzo autistico che aveva per casa una baracca ai margini della foresta. Eppure rideva, guardandoti negli occhi. A Franco Jorge è rimasto nel cuore, forse perché è stato lampante quanto l'esistenza dipenda dal caso. Non si conoscono le "cause" certe dell'autismo, non c'è niente di preciso che devi evitare, succede. Però a volte succede che nasci qui, nel mondo civilizzato e puoi essere aiutato, puoi vivere una vita quasi normale; altre volte succede che nasci nel villaggio dimenticato da Dio, nessuno può aiutarti e la tua unica possibilità di vita è stare sempre sdraiato su qualche pezzo di stracci e legno chiamato letto.
E' stato frustrante leggere di Jorge attraverso le parole di Ervas.

Per fortuna per quanto riguarda Andrea ha pensato lui a parlare di se stesso, attraverso alcune frasi che hanno giustamente pensato di riportare per intero, senza intermediazioni, come la citazione sopra e questa:
Tu mi credi normale rompi palle e maleducato, io sono sensibile diverso e molto solo
Prossimamente uscirà il film, prodotto da Cattleya.

Alcuni rimandi:
Il sito di Andrea Antonello: http://www.andreaantonello.it/
La storia di Jorge: servizio delle Iene.

sabato 16 febbraio 2013

Persone che leggono

fotografia di Micah Albert

World Press Photo 2013
Contemporary Issues
1st prize singles
Micah Albert
Nairobi Kenya

Pausing in the rain, a woman working as a trash picker at the 30-acre dump, which literally spills into households of one million people living in nearby slums, wishes she had more time to look at the books she comes across. She even likes the industrial parts catalogs. “It gives me something else to do in the day besides picking [trash],” she said.

venerdì 15 febbraio 2013

Oltre il muro: il lucido sogno meraviglioso e terribile di Pepe,undicenne

Ogni giorno, per andare a scuola, devo passare almeno un'ora sui mezzi pubblici...Un'ora in cui posso lasciar libera la mia immaginazione. In effetti, a undici anni, immaginarsi sciocchezze è una vera e propria arte. PEPE

In Breve
Pepeto è un ragazzino di 11 anni e, come tanti a quell'età, vuole sentire i petardi far bum e vederne le scintille. Un giorno, senza averci pensato tanto, si fa coraggio: entra in un negozio e li compra.
Una volta a casa scappa in camera: le mamme, si sa, hanno occhi e orecchie dappertutto. Qualcosa però cattura la sua attenzione...il piccolo Gesù nell'anticamera si muove! Affascinato Pepe si avvicina e nel tentativo di afferrarlo finisce oltre il muro.
Oltre il muro Pepe trova non solo un mondo ma tanti mondi, popolati da personaggi misteriosi e fantastici. Il ragazzino, nel tentativo di tornare a casa, attraversa il muro più e più volte, incontrando enigmatici signori con l'impermeabile, ragazze innamorate, uomini crudeli, animali selvaggi.
Nel lungo viaggio verso casa Pepe perde più volte la strada, inciampa ma si rialza sempre perché in un mondo senza logica la prima cosa per imparare a sopravvivere è contare su se stessi, esserci sempre.

Oltre il muro, Pierre Paquet & Tony Sandoval, Tunué, 2012
Oltre il muro, Pierre Paquet & Tony Sandoval, Tunué, 2012
A undici anni l'immaginazione ha una potenza straordinaria. Non si è più bambini, non si è adulti e non si è ancora ragazzi. Pepe è un ragazzino, che immagina e sogna fantasie che possiedono l'innocenza dell'infanzia, ma che sono anche mischiate alle paure dei grandi.
Crescere è un processo complesso, per alcuni possono volerci anni, tante esperienze, tante storie, per altri basta una notte, un attimo, un sogno. Per Pepe è dura all'inizio, perso in un mondo che non conosce, dove tutto è diverso da come appare, ricordandogli che lui in fondo è solo un bambino. Anche a noi qualche volta in passato è successa la stessa cosa: prendere consapevolezza di essere piccoli, piccolissimi. Eppure proprio per questo i bambini sono straordinari, perché a questa presa di coscienza si ribellano e ci provano lo stesso: dopo lo sgomento iniziale viene il coraggio. E questa spinta tipica dell'infanzia porta Pepe a scoprire quel suo mondo fantastico interiore, meraviglioso e terribile allo stesso tempo. Perché Pepe non è più un bambino, è nel mezzo.
Quando si è bambini il mondo degli adulti appare lontano e ingarbugliato, ma quando ti avvicini ne intravedi le storture, la crudeltà, il dolore. E prima che ce ne rendiamo conto, anche noi, come Pepe, perdiamo l'innocenza e diventiamo colpevoli.
Alla fine del sogno Pepe è disperato, con una sola, incrollabile e amara certezza: non possiamo essere salvati. Il tempo non può essere fermato: un attimo prima sei un bambino, quello dopo un adulto. Dobbiamo imparare da soli a convivere con le nostre paure, i nostri ricordi.

La storia è raccontata da Pierre Paquet e illustrata da Tony Sandoval.
Non è sempre semplice seguire il filo della storia. Più volte il lettore, assieme a Pepe, si perde tra i vari mondi oltre-il-muro perché non sa dove effettivamente l'autore ci voglia portare. Il sogno è confuso, abbozzato, così anche la narrazione, e diventa difficile capirne il significato prima delle ultime pagine. Credo che sia un po' troppo visionario e metaforico per un ragazzo, io stessa ho dovuto leggere la storia più volte. Eppure anche se alla comprensione della storia in sé si arriva solo alla fine, ci sono alcuni episodi ugualmente apprezzabili e godibili, come la storia dei due innamorati, in attesa uno dell'altra in due posti diversi.
Un elemento che potrebbe spingere un ragazzino ad avvicinarsi a questo albo è indubbiamente il disegno di Tony Sandoval, che a tratti, come la storia, è chiaro, colorato e morbido, a tratti oscuro, grottesco, astratto. E' proprio il disegno di Sandoval ad avermi spinta a questo albo, collocato in una collana che gli rende certamente giustizia, i Tipitondi di Tunué.

giovedì 14 febbraio 2013

Regalare libri d'amore a S. Valentino ?

Dal momento che San Valentino fu un vescovo romano del terzo secolo che venne flagellato e decapitato, non sarebbe forse più opportuno festeggiare la ricorrenza accompagnando la tua ragazza ad assistere ad un brutale omicidio?  Sheldon Cooper, 3x15, TBBT
Gironzolando in diversi blog  ho trovato alcune liste di libri consigliati per S. Valentino.
La mia domanda è stata: perché qualcuno dovrebbe regalare dei libri come pegno d'amore?
Beh, perché si vuole restare in tema con la giornata, l'amore, oppure perché si spera che regalando libri che parlano di amori romantici e irreali alla nostra dolce metà essa possa apprendere per osmosi. O forse perché sappiamo che non leggerà mai quel libro, mentre noi si.

Ho trovato le liste di libri interessanti, contenti spesso dei classici già letti e ri-letti, ma anche altri libri più moderni.
Eppure io non regalerei mai un romanzo d'amore al mio compagno/a. Tralasciando che se volessi regalare un libro ( o comunque fare un regalo),  regalerei almeno qualcosa che gli possa effettivamente interessare, non vedo proprio il motivo per cui regalare un romanzo amoroso; secondo me la lettura di questo tipo di storie può essere piacevole sopratutto a noi che li sfogliamo (in rete o in libreria) e scegliamo.

Per me S. Valentino non è una festa, ma solo un'occasione per chi ha voglia di fare qualcosa. Il regalo ideale è un piccolo gesto, niente di più: un cioccolatino, una frase, uno sguardo, un "io non ti regalo niente perché non c'è bisogno di dire niente oggi che non si possa dire gli altri giorni".

Per questo io, se dovessi consigliare cosa regalare proprio il giorno di S. Valentino, segnalerei tre piccoli, semplici e bellissimi libri per bambini. Da regalare al termine di una bella giornata, al termine di una cena o di qualsiasi altra cosa abbia fatto quella coppia.
Questi perché si leggono d'un fiato, perché contengono piccole grandi verità, perché sono proprio belli da sfogliare.

Una lunga storia d'amore, Laetitia Bourget, Mottajunior


Tutte le belle storie finiscono con un "E vissero felici e contenti".
Ma dopo cosa succede ?
Come sarà l'amore una volta che lei si sarà sciolta i capelli, tolto il vestito da principessa per indossare gli abiti di tutti i giorni ? E lui sarà bello valoroso anche mentre russa e non vi lascia dormire?
Una bellissima storia sull'amore e sulla vita di coppia "dopo".










Io, Philip Waetcher, Aliberti

"Io sono grande. Il mio cuore è grande e io sono sempre pronto a divertirmi".
Si può stare benissimo da soli: si va a scuola, si esce con gli amici, ci si diverte. Ci si gode la vita.
A volte però scatta qualcosa in noi, che ci fa correre attraverso la città, attraverso i prati, attraverso tutto. Per arrivare da te.












Due che si amano, Wolf Elrbruch, E/O edizioni

"L'amore, e tutto quel che gira intorno a cosa sia l'amore, è difficile da definire. Solo una cosa sembra chiara: è qualcosa che ha a che fare coi baci e robe del genere. Due che si amano, in ogni caso, è un libricino per tutti quelli che si fanno domande sull'amore. Su chi voglia, possa e persino debba baciare chi. Sul prima e sul dopo. Sul vedersi, sullo star bene e sul lasciarsi. I versi di Jürg Schubiger e le immagini di Erlbruch ricordano a tutti gli innamorati che, tutto sommato, l'amore è più bello che difficile, e non dovremmo dimenticarlo mai."
(dal sito)

Ho potuto solo sfogliare questo libro, ma lo consiglio caldamente ( sopratutto per via degli autori).







mercoledì 13 febbraio 2013

E tu dove prendi i libri ? In libreria o...in biblioteca ?

Jacopo Cirillo ha scritto un divertentissimo articolo su Finzioni, sui diversi modi di approcciarsi all'acquisto del libro. 
Dove e come ci procuriamo la materia prima ?

Tanti libri, pochi soldi. 
Solo alla Feltrinelli (/altracatena) di fiducia ? 
Allora siete ganzissimi mainstream, incubo di tutti quei librai-fantocci istruiti a vendere solo best-seller. 
Preferite la sconosciuta e polverosa libreria di quella traversa senza nome ? 
Complimenti, siete i tanto vituperati indie! Collezionisti di libri anonimi di cui nessuno sente la mancanza.
Comprate i libri solo su amazon?
Siete quelli tecnologggici, i mouse da biblioteca: i libri si comprano solo nel web!
Vi approcciate ai libri solo in periodo di saldi? 
Siete oculati risparmiatori: il corrispettivo di quelle casalinghe che collezionano i buoni sconto dei detersivi.

Io invece sono un mix di tutto questo.

IO PRENDO I LIBRI IN BIBLIOTECA.

Un po' sono di parte, lo ammetto: sono una bibliotecaria (senza biblioteca al momento).
Un po' no: da anni la biblioteca è sempre stata un comodo e sicuro rifugio ( per il mio portafogli sopratutto).
In biblioteca:

  •  Trovo di tutto e di più: dall'ultimo romanzo segnalato a Fahrenheit, al best-seller del momento, al saggio per l'università, allo sconosciuto libro che qualche autore locale ha voluto donare alla biblioteca come segno di magnanimità. 
  • Trovo il bibliotecario: a volte fonte inesauribile di preziosi consigli di lettura, altre: noioso e strambo figuro convinto che i libri siano il suo tesssoro ( in questo caso, ma solo in questo caso, potete divertirvi a disordinargli gli scaffali: è la cosa più cattiva che potete fare a un bibliotecario).
  • Posso stare quanto voglio: girovagare, spulciare, sfogliare, sedersi, leggere...e nessuno vi dirà niente. Nessun obbligo di comprare, nessuno sguardo pressante sulla vostra schiena ( o sul vostro portafogli).  
  • E' gratis: davvero. Quindi niente stress: basta coupon, newsletter di saldi libreschi, offerte che durano solo 3 ore dopo la mezzanotte. 
  • I libri saranno sempre lì: al loro posto, nel loro scaffale, in attesa del prossimo lettore ( o ancora di noi). Ciò gioverà alla vostra libreria personale, se come la mia, oramai è quasi giunta al punto di non ritorno. O alla vostra stanza doppia in condivisone. O al vostro monolocale di 20x20. 
  • E' l'ideale per i lettori onnivori. Basta ansia da:
    "Lo compro o non lo compro? E se poi è brutto?/Non ho i soldi/ Quanto lo vorrei/ Chissà com'è questo ennesimo best-seller
    In biblioteca puoi leggere di tutto e decidere dopo se vale la pena comprare, se il libro merita di stare tra i MIEI figli libri.
Solo dopo, quando avrò: tempo / voglia / soldi  deciderò se compare i libri. 
E a questo punto credo che al lettore-acquirente si dovrebbe aggiungere una tipologia:

Compri i libri sulla spinta dell'emozione del momento, solo per la gioia di averlo trovato?
Allora sei:
L'EMOTIVO: colui che, avendo già letto moltissimi libri in biblioteca o altrove, appena trova IL libro non può far altro che comprarlo. In barba al denaro, al luogo, al periodo e ad ogni piano mentale contorto degli altri lettori. 

martedì 12 febbraio 2013

Qualcuno salvi le facoltà umanistiche: Non per profitto, Martha C. Nussbaum

Nel libro “Non per profitto” Martha C. Nussbaum lancia un grido d’allarme: salvare la cultura umanistica.  
Perché ? 
Perché la democrazia è in pericolo. 
Il punto di partenza è questo: la scienza studiata correttemente è amica degli studi umanistici. 

Tuttavia, la spinta al profitto ha indotto molti leader mondiali a pensare che la scienza e la tecnologia siano le uniche cose che contino. Tralasciando il fatto che in Italia molto democraticamente non conti nulla in fatto di ricerca, la Nussbaum denuncia una tendenza crescente nel mondo: favorire solo gli studi scientifici-tecnologici al fine di far progredire il proprio paese, ovvero incrementare il PIL. Ma cos’è il PIL ? E’ l’indicatore della crescita economica ed era lo standard con cui gli economisti stabilivano la qualità della vita nel paese nel suo complesso. 
Chiaro ?
Gli economisti per stabilire se un paese “stava bene” guardavano unicamente alla crescita economica. 
( Il Sudafrica dell’apartheid era in cima queste classifiche dello sviluppo).
Ora esistono altri standard per fortuna, ma esistono ancora molte politiche che si rifanno a questo modello. 
In molte nazioni, tra le prime India e Cina, si tende a vedere la formazione universitaria solo in termini di vantaggi economici, quindi si favoriscono solo le facoltà scientifiche, perché producono risultati immediatamente visibili. Lo stato, le università, i dipartimenti vogliono solo una cosa: obiettivi immediati e materiali. Il modello del mercato è diventato il parametro con cui si definisce l’istruzione.
L’ossessione della crescita economica ha portato cambiamenti pericolosi nei percorsi di studi, nella pedagogia nel sistema dei finanziamenti: quelli delle facoltà umanistiche si stanno assottigliando ovunque, il che significa diminuzione del numero dei docenti e diminuzione del numero degli studenti. 
I ricercatori umanisti devono trovare spesso da soli i finanziatori: in passato gli studi umanistici venivano finanziati in modo continuativo e diretto, si dava per scontato che gli studi non producessero scoperto proficue nell’immediato, contribuivano alla vita umana in generale. Oggi non è più così.

Ma perché studiare in una facoltà umanistica? 

Per  la Nussbaum innanzitutto gli studi artistici e umanisti aiutano a pensare criticamente, danno la capacità di saper pensare oltre i localismi e di affrontare i problemi del mondo come cittadini del mondo: protagonisti e non spettatori. 
Vi è poi la stimolazione continua dell’immaginazione, da pensare non solo in senso “artistico”, ma nel pensare vere e proprie vie alternative per risolvere un problema, saper pensare fuori dagli schemi in qualsiasi realtà. 
La vicinanza empatica alle esperienze più varie aiuta a calarsi nei panni altrui.
Sopratutto le capacità intellettuali di riflessione e pensiero critico sono importanti per mantenere vive  e ben salde le democrazie. La democrazia però richiede qualcosa in più, una partecipazione attiva da parte del cittadino: se il cittadino però non sa pensare, non sa guardare oltre il suo piccolo orto di interessi, cosa se ne fa della democrazia ?
Automi ?
Il rischio delle nazioni è quello di essere abitate da persone che non hanno imparato ad essere critiche nei confronti dell’autorità: un clima ideale per qualsiasi tipo di dittatura, militare, intellettuale, commerciale.
Quest’ultime hanno da trarre tutti i vantaggi: da una parte alimentano la cultura scientifica per ricavarne solo ed unicamente profitto, dall’altra indeboliscono la democrazia per poter manovrare meglio le persone, propinando prodotti di cui non si ha bisogno, ma sopratutto chiudendo gli occhi alla gente e spegnendo ogni pensiero che sia possibile una vita diversa. 
Secondo Martha Nussbaum i rischi della democrazia sono: scarsa capacità di ragionamento, provincialismo, fretta, inerzia, egoismo e povertà di spirito. L’istruzione volta solo al tornaconto sul mercato globale esalta queste carenze, producendo grettezza e docilità che minacciano la vita della democrazia. 
Bisogna insomma costruire un mondo degno di essere vissuto, vedere gli esseri umani allo stesso modo, a tutto tondo.

Un parere 
Quando ho letto questo testo mi aspettavo altro sinceramente, ragioni valide per continuare a studiare la storia, le lettere, le arti. Ho trovato altro, ma ne sono rimasta ugualmente soddisfatta, anche perché è stato il primo testo di questo tipo cui mi sono avvicinata.
Immaginazione
Consiglio di leggerlo a chi vuole capire in che direzione culturale-economica sta andando il mondo. 
Anche se dal testo mi aspettavo qualcosa in più, qualche soluzione forse. Credo profondamente nell'importanza della cultura umanistica, non solo perché, come dice la Nussbaum, la democrazia è in pericolo e ci sia quindi un effettivo bisogno di cultura vera (basta guardare alla situazione politico-sociale-economica  odierna), ma anche perché il mondo di oggi, l'era della comunicazione, si basa al 90% su questo: evasione dalla realtà, ricerca dell'altro, del diverso da noi. Per quanto poi alla gente l'industria culturale non propini altro che falsi miti e falsi ideali, alla base dell'uomo moderno c'è questa continua tensione a voler essere altro, ad immaginare. 
E' questa, a mio parere, la potenza della cultura.


sabato 15 dicembre 2012

Cinquanta sfumature di Cappuccetto Rosso: In bocca al lupo

Cappuccetto Rosso e il Lupo
Un giorno la Mamma dice a Cappuccetto Rosso di prendere il cestino con la torta e di portarlo alla Nonna, attraversando il bosco. Cappuccetto Rosso parte di gran carriera.
Il Lupo la vede, le si avvicina, e le chiede Ma dove vai bella bambina. Dalla Nonna? Che brava bambina. Osserva però il cielo, i prati, i fiori, non correre. Ciao ciao! Cappuccetto Rosso così si ferma, si perde per strada, annusa, osserva, sente, raccoglie. Arriva infine dalla Nonna, e, ma che sorpresa, la trova nel letto, malaticcia, le si avvicina, e gnam: la Nonna si mangia Cappuccetto Rosso.
Un Cacciatore, passando per caso, curioso curioso, va a trovare la Nonna, graziosa vecchietta. Fulmini! Non è la Nonna quella! Così senza farsi troppi problemi, apre la pancia al lupo, estrae Nonna e Cappuccetto, riempie la pancia di sassi al Lupo. Tutti si appartano.
Il Lupo si sveglia, sazio, compie qualche passo, sbam, muore.
Il Cacciatore, la Nonna e Cappuccetto Rosso sono tutti contenti.

E' così che tutti conosciamo la storia di Cappuccetto Rosso, con le relative varianti, ovvio.

E' successo che ho letto un libro illustrato di Cappuccetto Rosso, poi un altro, un altro e un altro ancora. Mi ha affascinata lo sterminato mondo delle rielaborazioni degli illustratori a proposito di fiabe e favole.
Quasi tutti si rifanno alla versione dei Grimm ( a grandi linee quella che ho ri-proposto anch'io), penso perché sia la versione "meno traumatica": nella versione di Perrault infatti Cappuccetto muore. Perrault   è il primo a fissare con parole scritte la fiaba di Cappuccetto Rosso, la scrive nel 1697, e aggiunge una morale, che voleva essere un ammonimento alle giovani donne ( Perrault alla corte di Luigi XIV doveva aver visto di tutto).
Comunque tra i libri che ho letto ho scelto una storia che secondo me merita davvero di essere letta, dai grandi.

In bocca al Lupo
Fabian Negrin, Orecchio acerbo. 
"Mi chiamo Adolfo e sono un lupo."
Inizia così questa fiaba. Parla Adolfo, il lupo, un animale del bosco che mangia  altri animali; lui non si considera cattivo: si nutre. Un giorno sonnecchia tra gli alberi, tranquillo, quando sente un fruscio, si avvicina e la vede: 
"...Sul bordo del bosco, lontano, avanzava una macchiolina rossa che ogni tanto inciampava nei cespugli ... Era una meravigliosa creatura vestita di rosso. La cosa più bella che avessi mai visto..."
Cappuccetto Rosso. Adolfo la segue, le parla, è emozionato: non sapeva che al mondo potesse esistere una creatura così bella. Le domanda le solite cose da lupo, ma con spirito diverso dalle altre fiabe: Adolfo è sensibile, curioso, pieno di stupore. 
In bocca al lupo - Fabian Negrin - Orecchio acerbo
La storia non cambia: arriva dalla Nonna e arriva Cappuccetto Rosso, un lupo è sempre un lupo. Eppure Adolfo è diverso, questa è la sua versione, anche se i fatti parlano chiaro, lui ha dei sentimenti, emozioni che lo tormentano:
"...Che disperazione! Che rimorso! Avevo appena trovato la mia anima gemella e l’avevo già persa, scappai fuori per ululare il mio dolore alla luna. "
E alla fine arriva il Cacciatore, l'uomo, e Adolfo è pur sempre un lupo, che non aveva mai visto una bambina, e quindi non ha mai un uomo e nemmeno il suo fucile: è un animale ingenuo che non ha mai conosciuto il pericolo dell'uomo.

La storia è sempre la stessa, ma raccontata dal lupo e condita da bellissime illustrazioni.  
Fabian Negrin per me non aveva alcun intento pedagogico, ma voleva solo dare voce anche al lupo, raccontare la sua storia: capire perché si avvicina proprio a quella bambina dal cappuccio rosso...le risposte alle nostre domande possono essere quello che non immagineremmo mai.  

In bocca al lupo - Fabian Negrin - Orecchio acerbo
Il libro è solitamente consigliato dai 4 anni in su, ma presenta più livelli di lettura.


venerdì 14 dicembre 2012

Finalmente un buon libro: Sofia si veste sempre di nero

Preambolo
Nonostante l'abbondante neve, mi accingo ad andare in biblioteca a restituire e prendere i libri ordinati. 
Nella mia borsa a malincuore, tra i restituiti, ho messo anche Sofia si veste sempre di nero.
Volevo scrivere due righe veloci su questo bel libro. 
Ultimamente ho letto due o tre libri di autori contemporanei e devo dire che la delusione è stata grande: frasi sconnesse e lunghe meno di una riga, personaggi abbozzati, trama avvincente ma non sviluppata, capitoli brevi quanto una fermata della metro.
Poi ho letto questo libro e ho detto: "Finalmente!".

Non sono una disillusa riguardo gli scrittori d'oggi, del tipo " Ah ma i grandi scrittori oramai non esistono più!", o una lettrice schizzinosa che snobba le miriadi di scrittori/libri/case editrici esistenti oggi. 

Il mio era stato un "esperimento": mi sono messa nei panni di un utente della biblioteca (non della libreria perché il mio fondo-libro è a secco) e ho curiosato tra le novità ben esposte (nota: nella biblioteca dove faccio tirocinio i libri nuovi sono gli stessi che si trovano in libreria, per fortuna i tagli sono stati minimi). E così ho preso volta dopo volta libri che sembravano accattivanti dalla copertina, dal titolo, dalla quarta. Invece una delusione. 

Poi è capitato che una, due, tre persone iniziassero a chiedere questo libro...è così l'ho letto anch'io. 
Il libro è stato presentato a Farhenheit ( qui l'intervista a Paolo Cognetti). 

Sofia si veste sempre di nero.

Chi è Sofia ? Una ragazza, dall'occhio sinistro leggermente strabico, un'attrice che non riesce a piangere a comando, la padrona del cane  Mozzo senza orecchio,  una marinaia a New York, una pirata. 
Sono Rossana, Marta, Roberto, Margherita, Caterina, Leo, Oscar, Bruno, Juri. 
Sono storie, racconti, punti di vista di tutti loro e in mezzo c'è Sofia.  

In realtà mi è piaciuta la storia degli altri. Sofia io l'ho lasciata un po' da parte, anche perché non vuole farsi prendere e tu non riesci a prenderla alla fine: cosa vuole Sofia ? Dove vuole andare? 
Gli altri invece ci sono con tutta la loro persona. 
I più belli per me : 
Disegnata dal vento 
Sulla stregoneria
Brooklyn Sailor Blues

Benché il libro mi sia piaciuto, mi trovo d'accordo con un parere trovato su anobii, scritto da Aeris:
"Questo libro è innegabilmente scritto bene. Il problema è che io ho raggiunto un livello di saturazione a qualsiasi tipo di produzione culturale italiana che contenga per la stra-ennesima volta riferimenti storici e tematiche come: i brigatisti, la FIAT, improbabili bambini che pensano e giocano come adulti, l'infelicità coniugale, il cancro, l'anoressia. Sofia si veste di nero, ha i piercing e i suoi problemi e, tanto per cambiare, il sogno americano lo trova... in America. Mica in Italia. Perché l'Italia nei libri (e non solo) è soltanto immobilismo. Culturale e sociale. E tristezza. E racconti statici di momenti, senza nessuna azione dei personaggi. Pensiamo sempre solo ad analizzare il passato. E mai una volta che ci fosse il racconto di un riscatto italiano che ti dia un po' di speranza."
Il mio entusiasmo per il libro è principalmente dovuto alla scrittura. 
La storia, i riferimenti storico/culturali nel romanzo suonano anche a me come qualcosa di "già sentito/già letto", tanto da farmi pensare "ancora i brigatisti? La Fiat ? Il marito con l'amante? Una ragazza un po' lugubre che si veste di nero ? Studenti festosi ?"...forse anche un po' di fastidio: perché il libro non vuole proporre i soliti stereotipi, eppure tante volte ci si avvicina, anche se poi scopri che dietro lo stereotipo, nel profondo, c'è altro. 
In alcuni punti mi è salita la noia, per via di questi argomenti già sentiti e sviscerati. 
Sono però in disaccordo con una sola cosa dal parere di Aeris di anobii: il "finale", a New York. 
Per le immagini create da Cognetti: Juri, il narratore del racconto, il film, New York, i sogni infranti, i sogni ancora in grembo, le scoperte, la dura realtà. Mi è piaciuto molto e avrei voluto leggere di più.

Consiglio di leggerlo. E se non vi piacerà avrete comunque letto un romanzo scritto bene.



mercoledì 28 novembre 2012

Classici per ragazzi: integrali o ridotti?

Lunedì a Fahrenheit si parlava di questo argomento: se ridurre o meno i libri classici per i ragazzi.
Purtroppo non sono riuscita ad ascoltare la trasmissione, ho cercato il podcast sul sito ma non l'ho trovato.   
Bianca Pitzorno
Comunque la questione nasce da una mail che Bianca Pitzorno aveva inviato alla redazione di Fahrenheit: un invito a fare a meno delle riduzioni dei classici per ragazzi. Per "classici" si intendono libri come Moby Dick o Il libro della giungla.
Ho seguito alcuni commenti su Facebook e ho visto che la maggior parte di chi rispondeva alla domanda era per i classici integrali.

Io potrei essere d'accordo con Bianca Pitzorno e gli altri, ma... stiamo parlando degli stessi ragazzi?
Quando si parla di Ragazzi io mi riferisco a quelli delle medie (11-14 anni), i ragazzi delle superiori sono Young Adults (Giovani adulti, 14-...) nel mondo dei libri e delle biblioteche. 

In ogni caso, io sono decisamente per i classici ridotti, con le dovute eccezioni. 
Credo che chi opti per proporre l'edizione integrale ai ragazzi sia un lettore, un forte lettore, da tanto tempo: da così tanto tempo che ha dimenticato come sia non leggere, essere dei non-lettori. 
A queste persone chiederei di mettersi nei panni dei ragazzi di oggi che non leggono. 
Lasciando i ricordi nostalgici del tipo "mio papà/mio nonno mi leggeva questo e quello e io sono cresciuto benissimo" che non portano a nulla, bisogna rendersi conto che i ragazzi di oggi non sono assolutamente paragonabili ai ragazzi di ieri, per mille motivi. Bisogna poi prendere atto che i classici hanno un linguaggio diverso dai libri di oggi ( scritti in modo semplicissimo, con frasi che non superano la riga), un linguaggio che richiede uno sforzo in più, che è parte essenziale del libro, ma che se non capito rischia solo di far diventare il libro un mattone e basta.
Leggere, che piacere.
Su Facebook alcuni erano per la "purezza" del testo perché altrimenti il libro perderebbe ogni senso: ma ha senso far leggere ai ragazzi qualcosa che non capiscono davvero ? 

E' un dato di fatto che i ragazzi oggi abbiano scarse competenze linguistiche (credo che lo possa constatare chiunque abbia a che fare con il mondo della scuola e dell'educazione). A questi ragazzi dall'italiano traballante si vorrebbero dunque far leggere libri a cui la maggior parte della gente si avvicina solo da adulto ? 
Penso ai ragazzi delle medie che vedo in biblioteca, a come scelgono i libri che sono "obbligati" a leggere: sempre a guardare il numero di pagine, la grandezza dei caratteri, il numero delle figure...come possono leggere libri come Moby Dick o addirittura la versione originale dell'Odissea (nota: da facebook)?
Non dubito che esistano ragazzini curiosi, dotati, intelligenti, che leggono carrellate di libri fin dalla prima infanzia, ma sono solo una piccola parte. 
Gli altri non possono ancora leggere i classici, non hanno le capacità. Forse se si coltiva bene quell'obbligo scolastico in modo da far diventare la lettura un piacere proponendo libri adatti all'età, un giorno potranno ugualmente leggere i classici. 
Però perché togliere loro il piacere di scoprire queste storie? 
I ragazzi più che alla scrittura, al piacere del leggere in sé, sono attratti dalle Storie e in quest'ambito i classici la fanno da padroni. Quindi perché non far conoscere loro queste storie, attraverso libri a loro più comprensibili (le edizioni ridotte appunto) e, perché no, dall'aspetto più accattivante ?
Fermo restando che chi di dovere (insegnante/genitore/libraio/bibliotecario) sappia distinguere una buona edizione da una pessima edizione, la casa editrice specializzata in libri per ragazzi dalla casa editrice generalista. Le buone riduzioni esistono, anche se credo che sia più facile convincere a fidarsi il genitore non-lettore che il genitore-forte-lettore (che in quanto tale, spesso non accetta consigli).

Sono convinta comunque che ognuno abbia i propri gusti e i propri tempi. Sono per i classici ridotti perché penso alla maggior parte dei ragazzi; anche se sono certa che poi esistano le Matilde della situazione, ovvero lettori precoci che leggono tutto e capiscono tutto...però sono meno e, molto probabilmente, hanno alle spalle genitori che li hanno incoraggiati su questa strada e continueranno a farlo. Sono più propensa a far scoprire il piacere della lettura a chi ancora non lo conosce. Con i classici perché, anche se cambiata la forma originale, da ragazzo, la prima volta, rimane la ricchezza della storia, la seconda volta, quando si è "grandi", arriva la comprensione dei significati nascosti, delle allusioni, dell'ironia. Il piacere raddoppia.

venerdì 23 novembre 2012

Wildwood. I segreti del bosco proibito

A volte succede che fai un giro in libreria così tanto per fare, anche se sai benissimo che non comprerai nulla. Succede che vogliamo farci un po' male, guardare e non toccare libri che non possiamo permetterci...e poi (quasi sempre) succede che lo vedi, lui è lì: il libro. A prima vista sembra uno dei tanti, con la solita fascetta pretenziosa, ma poi osservi meglio la copertina, lo sfogli...e te ne innamori. 
Fascetta, Wildwood, Salani, Colin Meloy
Lo compreresti ma ti trattieni. Pazienza. 
E poi accade che te lo ritrovi davanti, per caso, in biblioteca, come se niente fosse. Il cuore a mille, lo sfogli velocemente, si è lui, c'è anche la fascetta! E così con il cuore grondante di soddisfazione lo registri, vai a casa, pregustando l'imminente lettura.

E inizi a leggere. Leggi, leggi, leggi. E ti accorgi che è una schifezza. 

Questo è il preambolo per parlare di Wildwood. I segreti del bosco proibito, di Colin Meloy. La delusione provata una volta terminato il libro è data dalle grandi aspettative avute una volta posati gli occhi sulla copertina, questa:
Wildwood, Colin Meloy, Salani
La copertina, come le tavole illustrate all'interno del libro sono bellissime. I disegni di Carson Ellis, canadese, hanno un tratto fine, preciso ed elegante, i colori sono tenui ma freschi, evocano proprio quelle vecchie storie che si raccontano ai bambini. Le tavole illustrate, i disegni e la copertina valgono tutto il prezzo del libro. ( Qui trovate il portfolio). La storia invece è dimenticabile, un qualcosa di superfluo direi. 
In breve. 
Un giorno Prue, ragazzina di 12 anni, è al parco con Mac, il fratellino di 1 anno. All'improvviso uno stormo di corvi neri si avvicinano gracchiando attorno a Mac; Prue si avvicina sospettosa, accelera il passo, corre...ma troppo tardi: lo stormo di corvi è già  in volo, con Mac, verso la Landa impenetrabile, il bosco misterioso alle porte della città. Prue non si scoraggia: il giorno dopo, di buon mattino, terrorizzata, si prepara ad entrare nella Landa: impenetrabile o meno lei riprenderà il suo fratellino. C'è solo un piccolo imprevisto: si chiama Curtis, compagno di scuola. 

Gli ingredienti per un buon fantasy ci sono tutti: un bosco misterioso, un amico imprevedibile, una persona da salvare, una cartina... Peccato che non si vada oltre a questo, alle basi. 
I personaggi sono piatti, non coinvolgono abbastanza, forse perché di loro si sa poco all'inizio e si sa poco alla fine; del loro mondo interiore, arriva ben poco al lettore: sono personaggi senza sostanza. Si simpatizza con Prue perché lei è la protagonista, le avventure più "emozionanti" capitano a lei, ma niente di più. C'è una scena molto bella ad un certo punto del libro, che avrebbe dovuto essere davvero emozionante, quando Prue e Curtis si abbracciano. La scena rimane bella, ma non colpisce: sorridi, ma non c'è nessuna aspirante lacrimuccia da ricacciare dentro. Sorridi perché sai che sta per succedere qualcosa (finalmente).
Evito di parlare del lessico e dello stile perché è l'opera prima di Colin Meloy, cantante dei Decemberists, e con questo credo si capiscano tante cose: come le mille ripetizioni della stessa parola in due righe, come i dialoghi a volte privi di logica, le incongruenze... insomma: Colin Meloy non è uno scrittore vero. Per fortuna. O peccato. 
Peccato perché oltre la bella confezione del libro, anche il mondo inventato da Meloy è affascinante: la Landa impenetrabile ha mille misteri e segreti, tanti abitanti diversi...ma l'atmosfera che si respira non è magica, non è frizzante, non è carica di avventura. 
E' una storia tiepida. Forse migliorerà con il prossimo libro, Under Wildwood, di prossima uscita.

Consiglio di leggere questo libro a chi è particolarmente interessato al genere, ma non aspettarsi un grandissimo romanzo epico. Tutto sommato è godibile, la mia delusione è dovuta alle grandi aspettative da me nutrite. Anzi, un complimenti alla Salani per aver pubblicato il libro in questa bellissima edizione, mantenendo la sovracopertina, le tavole su carta lucida, la carta opaca su cui è scritto il romanzo. 

Infine c'è da ricordare che la fascia d'età cui il libro è destinato è bassa, siamo attorno ai 9-10 anni per la semplicità dei personaggi e della scrittura. Peccato che i bambini e i ragazzini, tranne rare eccezioni, un libro simile non lo prenderanno mai in mano: cinquecentotrentatré pagine, siamo matti? 

Mac, rapito dai corvi. - Carson Ellis

martedì 5 giugno 2012

"Mi piace la pappa" &co: una pessima collana di Chicco e Deagostini

Tra tutti i libri che ho letto in questo periodo voglio parlare brevemente di un libricino che mi è capitato tra le mani stamattina.
Chicco e la Deagostini hanno iniziato una "collaborazione" per creare una nuova collana di libri per piccolissimi, BabyBoo:
"BabyBoo, la prima collana editoriale, suddivisa in cinque fasce d’età dai 6 mesi ai 3 anni, che offre le stimolazioni corrette per aiutare il bambino a crescere. Specifica per bambini dai 6 mesi ai 3 anni che, libro dopo libro, offre le stimolazioni corrette per aiutarli a crescere."  
Qui potete trovare tutte le info. In breve: da quello che dicono loro sembra è stato formato un team di super-esperti in diversi campi per dare vita a questa collana. 
Stamattina me ne sono passati 3 tra le mani, quelli per i 6 mesi, e ho visto che sono fatti molto bene a livello tecnico, sono agili e alla portata del bambino: cartone resistente, piccoli tagli per aiutare a girare le pagine, colori brillanti, disegni ben definiti. 
Però i contenuti non hanno senso. 
In particolare mi ha stupita e "spaventata" Mi piace la pappa, questo. 
Mi piace la pappa - Chicco e DeAgostini
Sulla sinistra di ogni pagina si trova il muso gigante di un animaletto, sulla destra uno degli accessori che si usano a tavola...
Solo che tra animali  e accessori non vi è alcun collegamento logico. Orsetto abbinato a bavagl-ino, uccellino a cucchia-ino, ranocchia con biberon/tazzina, cagnol-ino e piatt-ino, coniglietto e mela. 
A parte le irritanti rime, gli abbinamenti non hanno senso, l'ultimo poi non c'entra nulla. Ma la cosa che mi ha messa sul chi va là è stata la forma data agli accessori, straordinariamente simili a quelli della Chicco ovviamente. Il cucchiaio e la tazza/biberon sono quasi identici.
Pubblicità occulta? Per i bambini, per i genitori.
C'è da ricordare che è un libro,  non un catalogo pubblicitario.

Cucù settete - Chicco e DeAgostini
Comunque anche un altro libro che ho letto non ha senso, CucùsetteteSulle cose che spariscono e poi riappaiono. Anche qui nessuna logica. 
Il libro ha quelle preziose finestrelle che una volta parte dovrebbero far scoprire qualcosa al bambino...in questo libro invece sono sprecate. Vorrebbe far capire che dietro il cespuglio ci sono i pulcini, dietro la foglia le coccinelle, dentro il formaggio il topolino...e questa l'unica azzeccata. All'ultima pagina poi devono essersi stufati perché scompare pure la finestrella. La scena più assurda è quella della coccinella: mamma-coccinella [ grossa quanto una foglia] cerca i bambini-coccinella che sono dietro/dentro a un quadrato verde: è come se si volesse far arrivare al bambino che nelle foglie ci sono piccoli quadratini da sollevare dove trovare dietro coccinelle. Bastava poco per evitare una cosa del genere, bastava fare la finestrella a forma della foglia: semplicissimo.

Mi sono soffermata su questi libri perché sono fatti veramente male a livello di contenuto e sopratutto sono stati pensati per dei bambini piccolissimi. La produzione per bambini in età prescolare sta crescendo tantissimo [sono arrivati anche i cinesi, con libricini bruttissimi e sgrammaticati al costo di 1,20€ ], forse perché sembra tanto facile e semplice fare libri per chi non sa leggere, ma è vero il contrario. 

Comunque pensando ai libri con le finestrelle per i 0-2 anni, i migliori sono quelli di Spotty direi: semplicissimi e intuitivi per tutti.
Dov'è Spotty ? - Eric Hill

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