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martedì 28 aprile 2015

Lacci, Domenico Starnone

Ho conosciuto questo libro perché banalmente l'autore era ospite di Fazio.
"Banalmente" perché tendo a scegliere i libri secondo miei personalissimi parametri, come leggere recensioni di persone di cui mi fido o di cui comunque conosco il gusto.

In ogni caso, partivo prevenuta nei confronti di questo libro. Eppure, eppure...alla fine mi son ricreduta. L'ho finito una settimana fa e ne scrivo la recensione solo ora.
Quello che mi ha fatto finire il libro in qualche giorno non è la brevità, saranno un centinaio di pagine, ma la scrittura. 
Se tu te ne fossi scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie.
Questo è l'incipit che apre il libro e che getta il lettore immediatamente nel mezzo della tempesta. Da queste poche parole capiamo già che: ci sono un marito e una moglie, la moglie è scontenta e ha da rimproverare qualcosa al marito - una scappatella?-, il marito sembra non avere diritto di replica.
Quest'ultima affermazione è stata una delle mie prime impressioni.
Continuando a leggere ci si accorge che lui, Aldo, non ha diritto di replica perché queste sono lettere. Lettere scritte da Vanda, risentita e amareggiata per il comportamento del marito: scappato con una ragazza molto più giovane di lui, abbandonando moglie e figli, due. 

mercoledì 8 aprile 2015

Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa

Storie di ragazzi che non hanno avuto paura di diventare grandi

Non vi è mai capitato di essere compatiti da qualcuno più vecchio di voi, in genere cinquantenni/sessantenni, per il solo fatto di essere nati in questa epoca?

A me è capitato più volte. Parenti, conoscenti, colleghi.
Tutti rigorosamente al di là della famosa linea di salvezza. Ovvero pensionati o quasi.
Non conto nemmeno più tutte quelle persone che in questi ultimi anni mi hanno guardata come si guarda un morto sul letto di morte. Frasi come "Mi dispiace, andrà meglio, coraggio" accompagnate da pacca sulla spalla e sguardo a terra, sconsolato.

Da qui parte il libro di Mario Calabresi. Dallo scetticisimo e dallo scoraggiamento generale che i vecchi stanno passando ai giovani.
Quando anche i liceali, che devono ancora iniziare a vivere, sentenziano che "Siamo nati nel tempo sbagliato" cosa si può rispondere?

Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa.
Mario Calabresi
©silviaschwa

venerdì 15 novembre 2013

Quelle librerie che chiudono in silenzio

In questi ultimi tempi si è parlato tanto (nel senso che la gggente si è accorta della crisi che morde il mondo dei libri) delle librerie indipendenti e storiche che stanno cadendo una dopo l'altra, quasi come se fossimo in guerra.
Quelle salite agli onori della cronaca purtroppo sono l'antica libreria Bocca di Milano, la libreria Odradeck di Roma, la libreria Guida di Napoli.
Leggere qui per avere un'idea.

(ps. post lungo)

mercoledì 6 marzo 2013

"L' e-book è davvero più ecologico del libro cartaceo ?": Si.

( Ovvero come fare disinformazione )

Sul gruppo Libriamo di facebook hanno pubblicato questo articolo.
Riporto alcune parti essenziali:
Uno studio di David Reay docente britannico ed esperto di gestione delle emissioni serra, ha calcolato che ogni normale libro da lettura prodotto causa un'emissione pari a 3 kg di CO2. (...)
uno studio riportato sul New York Times ha dato rilevanza anche ad altri fattori nella scelta più sostenibile come il fatto che un e-reader richieda l'estrazione di 18kg di minerali, (...) pari a 36 kg di CO2 emessa. (...)
Per produrre un e-reader quindi si producono emissioni di CO2 pari a 30 libri "classici" senza contare poi il consumo di energia durante l'uso soprattutto se durante le ore notturne. (...)
E di qui l'invito a comprare libri di carta, possibilmente fatti con carta riciclata.
Ma è vero ? No.

domenica 3 marzo 2013

I libri che hanno cambiato la nostra vita

Quale o quali sono ?
Quel libro che ha cambiato la nostra vita, il nostro sguardo sul mondo.
Argomento che rimbalza da BookRiot a Finzioni, fino ad approdare qua.

In questi articoli si parla della forza dei libri, ovvero il potere che hanno di farci accedere ad altri mondi, a realtà che prima non avevamo considerato.
L'approccio ai libri spesso è forzato, dalla scuola, dai professori, da genitori ansiosi.
A volte però capita, per caso, che ci imbattiamo in libri che ci fanno capire qualcosa, che sono un'illuminazione, una risposta, che ci fanno dire:
“This is what I’ve been missing.”
E questi libri diventano parte fondamentale di noi, nel bene e nel male hanno determinato le persone che siamo oggi.

martedì 19 febbraio 2013

"Tra le righe", Festival della piccola e media editoria indipendente

Da Venerdì 22 febbraio a Domenica 24 febbraio presso il centro culturale " Il Pertini, INGRESSO LIBERO, a Cinisello Balsamo (Milano) si svolgerà:



Cosa succede:

Alle porte di Milano, nel nuovissimo centro culturale di Cinisello Balsamo, inaugurato il 21 settembre 2012, si svolgerà il Festival della piccola e media editoria indipendente, una nuova occasione per parlare di libri, lettura, lettori, ma sopratutto per promuovere l'editoria libraria indipendente.
Ci saranno presentazioni di libri, incontri con autori e con aspiranti autori, discussioni, laboratori per ragazzi.

Il festival è stato promosso dall'assessorato alla cultura del comune di Cinisello Balsamo, con i partner del progetto Consorzio Sistema Bibliotecario Nord Ovest ( il più grande consorzio bibliotecario italiano), il Master in Editoria dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Rataplan snc ( società che progetta eventi ), Zephyro Edizioni, MedialibraryOnline.


lunedì 18 febbraio 2013

Se ti abbraccio non aver paura, Fulvio Ervas: una bella storia, un brutto libro

Ne hanno parlato tutti, mi aggiungo anch'io.
MA NON PUOI TOCCARE LA SPALLA ANZICHE' LA PANCIA?
Mi piace la pancia
LO CAPISCI O NO CHE DAI FASTIDIO ?
Lo capisci che non posso controllarmi ? 

Se ti abbraccio non aver paura, Fulvio Ervas, MarcosyMarcos, 2012
Se ti abbraccio non aver paura è stato il libro dell'anno a Fahrenheit, è stato uno dei libri più venduti nel 2012 e a breve uscirà il film. Non c'è dubbio, la Marcos y Marcos ha fatto l'affare.

Di cosa parla
Franco, un padre, ha questa idea di fare un viaggio: attraversare gli U.S.A coast to coast, magari in motocicletta, con il figlio quasi 18enne, Andrea. Tutte le persone a lui vicine glielo sconsigliano, perché Andrea è un ragazzo autistico. Franco ascolta tutti, ma parte lo stesso: con il figlio ha provato tutte le "cure" possibili, ha sperimentato tutte le vacanze tranquille e rilassanti consigliate dai medici, ma che lo hanno lasciato sempre insoddisfatto perché Andrea è sempre Andrea, sempre autistico. Ed ecco che quindi, in barba a tutti i medici, amici e familiari, prende e parte con Andrea. I due attraversano l'America, a bordo di una Harley Davidson, poi volano verso il Messico, si perdono nelle foreste del Guatemala, arrivano in Brasile. Un intenso viaggio di tre mesi, in cui padre e figlio hanno modo di crescere e conoscersi meglio.

Andre e Franco
E' quasi impossibile non accostarsi a questo libro senza sapere che parla di autismo. Oramai ne ha parlato tutto il mondo editoriale e non: web, giornali, tv, radio strabordano di recensioni, interviste, servizi su Andrea. Quando si legge la trama poi si intuisce perché il libro sia diventato così famoso, perché la storia di Andrea e Franco abbia fatto il giro dell'Italia e si appresti a conquistare anche il mondo oltralpe. Perché racconta qualcosa di straordinario. E proprio per questo inviterei tutti a leggere in giro (avete solo l'imbarazzo della scelta) del viaggio di Andrea e Franco. Un padre che fa questa scelta così matta di prendere il figlio autistico e attraversare l'America in motocicletta è una cosa veramente grande. Io l'ho visto come un grande dono d'amore da parte di Franco al figlio: fargli vivere un'avventura vera, qualcosa che andasse oltre l'emozionante tragitto scuola-casa che Andrea poteva fare da solo su gentile concessione di scuola e medici.

Fulvio Ervas, una delusione. 

Fulvio Ervas
Ecco, hai in mano una storia così bella, così emozionante e ti ritrovi sofferente e annoiato nel leggere il libro. Date le premesse, ci aspetta una lettura senz'altro interessante. Invece tutt'altro. Lo scrittore avrebbe dovuto prendere il resoconto di Andrea e Antonello e plasmarlo, renderlo magari ancora più emozionante (con tutti i contro), arricchirlo, o farci qualche disegno qua e là, non so, fare il suo lavoro comunque. Invece si è limitato a fare quasi un mero elenco di quello che i due facevano ogni giorno: sveglia alle..., bagno, colazione, partenza, viaggio, arrivo, motel, cena, dormire. Questo libro è un diario di bordo, e Ervas, se c'è, ha solo messo il nome e copincollato il file che gli è stato inviato, correggendo qualche verbo qua e là magari. Anche le parti più emozionanti sono tali ma non per merito di Ervas, piuttosto perché sono successe davvero e tu lettore le vedi accadere nella tua testa, ti fanno pensare: sono i fatti a emozionarti, non la scrittura scarna di Ervas.
Come la storia di Jorge, ragazzo autistico che aveva per casa una baracca ai margini della foresta. Eppure rideva, guardandoti negli occhi. A Franco Jorge è rimasto nel cuore, forse perché è stato lampante quanto l'esistenza dipenda dal caso. Non si conoscono le "cause" certe dell'autismo, non c'è niente di preciso che devi evitare, succede. Però a volte succede che nasci qui, nel mondo civilizzato e puoi essere aiutato, puoi vivere una vita quasi normale; altre volte succede che nasci nel villaggio dimenticato da Dio, nessuno può aiutarti e la tua unica possibilità di vita è stare sempre sdraiato su qualche pezzo di stracci e legno chiamato letto.
E' stato frustrante leggere di Jorge attraverso le parole di Ervas.

Per fortuna per quanto riguarda Andrea ha pensato lui a parlare di se stesso, attraverso alcune frasi che hanno giustamente pensato di riportare per intero, senza intermediazioni, come la citazione sopra e questa:
Tu mi credi normale rompi palle e maleducato, io sono sensibile diverso e molto solo
Prossimamente uscirà il film, prodotto da Cattleya.

Alcuni rimandi:
Il sito di Andrea Antonello: http://www.andreaantonello.it/
La storia di Jorge: servizio delle Iene.

venerdì 15 febbraio 2013

Oltre il muro: il lucido sogno meraviglioso e terribile di Pepe,undicenne

Ogni giorno, per andare a scuola, devo passare almeno un'ora sui mezzi pubblici...Un'ora in cui posso lasciar libera la mia immaginazione. In effetti, a undici anni, immaginarsi sciocchezze è una vera e propria arte. PEPE

In Breve
Pepeto è un ragazzino di 11 anni e, come tanti a quell'età, vuole sentire i petardi far bum e vederne le scintille. Un giorno, senza averci pensato tanto, si fa coraggio: entra in un negozio e li compra.
Una volta a casa scappa in camera: le mamme, si sa, hanno occhi e orecchie dappertutto. Qualcosa però cattura la sua attenzione...il piccolo Gesù nell'anticamera si muove! Affascinato Pepe si avvicina e nel tentativo di afferrarlo finisce oltre il muro.
Oltre il muro Pepe trova non solo un mondo ma tanti mondi, popolati da personaggi misteriosi e fantastici. Il ragazzino, nel tentativo di tornare a casa, attraversa il muro più e più volte, incontrando enigmatici signori con l'impermeabile, ragazze innamorate, uomini crudeli, animali selvaggi.
Nel lungo viaggio verso casa Pepe perde più volte la strada, inciampa ma si rialza sempre perché in un mondo senza logica la prima cosa per imparare a sopravvivere è contare su se stessi, esserci sempre.

Oltre il muro, Pierre Paquet & Tony Sandoval, Tunué, 2012
Oltre il muro, Pierre Paquet & Tony Sandoval, Tunué, 2012
A undici anni l'immaginazione ha una potenza straordinaria. Non si è più bambini, non si è adulti e non si è ancora ragazzi. Pepe è un ragazzino, che immagina e sogna fantasie che possiedono l'innocenza dell'infanzia, ma che sono anche mischiate alle paure dei grandi.
Crescere è un processo complesso, per alcuni possono volerci anni, tante esperienze, tante storie, per altri basta una notte, un attimo, un sogno. Per Pepe è dura all'inizio, perso in un mondo che non conosce, dove tutto è diverso da come appare, ricordandogli che lui in fondo è solo un bambino. Anche a noi qualche volta in passato è successa la stessa cosa: prendere consapevolezza di essere piccoli, piccolissimi. Eppure proprio per questo i bambini sono straordinari, perché a questa presa di coscienza si ribellano e ci provano lo stesso: dopo lo sgomento iniziale viene il coraggio. E questa spinta tipica dell'infanzia porta Pepe a scoprire quel suo mondo fantastico interiore, meraviglioso e terribile allo stesso tempo. Perché Pepe non è più un bambino, è nel mezzo.
Quando si è bambini il mondo degli adulti appare lontano e ingarbugliato, ma quando ti avvicini ne intravedi le storture, la crudeltà, il dolore. E prima che ce ne rendiamo conto, anche noi, come Pepe, perdiamo l'innocenza e diventiamo colpevoli.
Alla fine del sogno Pepe è disperato, con una sola, incrollabile e amara certezza: non possiamo essere salvati. Il tempo non può essere fermato: un attimo prima sei un bambino, quello dopo un adulto. Dobbiamo imparare da soli a convivere con le nostre paure, i nostri ricordi.

La storia è raccontata da Pierre Paquet e illustrata da Tony Sandoval.
Non è sempre semplice seguire il filo della storia. Più volte il lettore, assieme a Pepe, si perde tra i vari mondi oltre-il-muro perché non sa dove effettivamente l'autore ci voglia portare. Il sogno è confuso, abbozzato, così anche la narrazione, e diventa difficile capirne il significato prima delle ultime pagine. Credo che sia un po' troppo visionario e metaforico per un ragazzo, io stessa ho dovuto leggere la storia più volte. Eppure anche se alla comprensione della storia in sé si arriva solo alla fine, ci sono alcuni episodi ugualmente apprezzabili e godibili, come la storia dei due innamorati, in attesa uno dell'altra in due posti diversi.
Un elemento che potrebbe spingere un ragazzino ad avvicinarsi a questo albo è indubbiamente il disegno di Tony Sandoval, che a tratti, come la storia, è chiaro, colorato e morbido, a tratti oscuro, grottesco, astratto. E' proprio il disegno di Sandoval ad avermi spinta a questo albo, collocato in una collana che gli rende certamente giustizia, i Tipitondi di Tunué.

giovedì 14 febbraio 2013

Regalare libri d'amore a S. Valentino ?

Dal momento che San Valentino fu un vescovo romano del terzo secolo che venne flagellato e decapitato, non sarebbe forse più opportuno festeggiare la ricorrenza accompagnando la tua ragazza ad assistere ad un brutale omicidio?  Sheldon Cooper, 3x15, TBBT
Gironzolando in diversi blog  ho trovato alcune liste di libri consigliati per S. Valentino.
La mia domanda è stata: perché qualcuno dovrebbe regalare dei libri come pegno d'amore?
Beh, perché si vuole restare in tema con la giornata, l'amore, oppure perché si spera che regalando libri che parlano di amori romantici e irreali alla nostra dolce metà essa possa apprendere per osmosi. O forse perché sappiamo che non leggerà mai quel libro, mentre noi si.

Ho trovato le liste di libri interessanti, contenti spesso dei classici già letti e ri-letti, ma anche altri libri più moderni.
Eppure io non regalerei mai un romanzo d'amore al mio compagno/a. Tralasciando che se volessi regalare un libro ( o comunque fare un regalo),  regalerei almeno qualcosa che gli possa effettivamente interessare, non vedo proprio il motivo per cui regalare un romanzo amoroso; secondo me la lettura di questo tipo di storie può essere piacevole sopratutto a noi che li sfogliamo (in rete o in libreria) e scegliamo.

Per me S. Valentino non è una festa, ma solo un'occasione per chi ha voglia di fare qualcosa. Il regalo ideale è un piccolo gesto, niente di più: un cioccolatino, una frase, uno sguardo, un "io non ti regalo niente perché non c'è bisogno di dire niente oggi che non si possa dire gli altri giorni".

Per questo io, se dovessi consigliare cosa regalare proprio il giorno di S. Valentino, segnalerei tre piccoli, semplici e bellissimi libri per bambini. Da regalare al termine di una bella giornata, al termine di una cena o di qualsiasi altra cosa abbia fatto quella coppia.
Questi perché si leggono d'un fiato, perché contengono piccole grandi verità, perché sono proprio belli da sfogliare.

Una lunga storia d'amore, Laetitia Bourget, Mottajunior


Tutte le belle storie finiscono con un "E vissero felici e contenti".
Ma dopo cosa succede ?
Come sarà l'amore una volta che lei si sarà sciolta i capelli, tolto il vestito da principessa per indossare gli abiti di tutti i giorni ? E lui sarà bello valoroso anche mentre russa e non vi lascia dormire?
Una bellissima storia sull'amore e sulla vita di coppia "dopo".










Io, Philip Waetcher, Aliberti

"Io sono grande. Il mio cuore è grande e io sono sempre pronto a divertirmi".
Si può stare benissimo da soli: si va a scuola, si esce con gli amici, ci si diverte. Ci si gode la vita.
A volte però scatta qualcosa in noi, che ci fa correre attraverso la città, attraverso i prati, attraverso tutto. Per arrivare da te.












Due che si amano, Wolf Elrbruch, E/O edizioni

"L'amore, e tutto quel che gira intorno a cosa sia l'amore, è difficile da definire. Solo una cosa sembra chiara: è qualcosa che ha a che fare coi baci e robe del genere. Due che si amano, in ogni caso, è un libricino per tutti quelli che si fanno domande sull'amore. Su chi voglia, possa e persino debba baciare chi. Sul prima e sul dopo. Sul vedersi, sullo star bene e sul lasciarsi. I versi di Jürg Schubiger e le immagini di Erlbruch ricordano a tutti gli innamorati che, tutto sommato, l'amore è più bello che difficile, e non dovremmo dimenticarlo mai."
(dal sito)

Ho potuto solo sfogliare questo libro, ma lo consiglio caldamente ( sopratutto per via degli autori).







mercoledì 13 febbraio 2013

E tu dove prendi i libri ? In libreria o...in biblioteca ?

Jacopo Cirillo ha scritto un divertentissimo articolo su Finzioni, sui diversi modi di approcciarsi all'acquisto del libro. 
Dove e come ci procuriamo la materia prima ?

Tanti libri, pochi soldi. 
Solo alla Feltrinelli (/altracatena) di fiducia ? 
Allora siete ganzissimi mainstream, incubo di tutti quei librai-fantocci istruiti a vendere solo best-seller. 
Preferite la sconosciuta e polverosa libreria di quella traversa senza nome ? 
Complimenti, siete i tanto vituperati indie! Collezionisti di libri anonimi di cui nessuno sente la mancanza.
Comprate i libri solo su amazon?
Siete quelli tecnologggici, i mouse da biblioteca: i libri si comprano solo nel web!
Vi approcciate ai libri solo in periodo di saldi? 
Siete oculati risparmiatori: il corrispettivo di quelle casalinghe che collezionano i buoni sconto dei detersivi.

Io invece sono un mix di tutto questo.

IO PRENDO I LIBRI IN BIBLIOTECA.

Un po' sono di parte, lo ammetto: sono una bibliotecaria (senza biblioteca al momento).
Un po' no: da anni la biblioteca è sempre stata un comodo e sicuro rifugio ( per il mio portafogli sopratutto).
In biblioteca:

  •  Trovo di tutto e di più: dall'ultimo romanzo segnalato a Fahrenheit, al best-seller del momento, al saggio per l'università, allo sconosciuto libro che qualche autore locale ha voluto donare alla biblioteca come segno di magnanimità. 
  • Trovo il bibliotecario: a volte fonte inesauribile di preziosi consigli di lettura, altre: noioso e strambo figuro convinto che i libri siano il suo tesssoro ( in questo caso, ma solo in questo caso, potete divertirvi a disordinargli gli scaffali: è la cosa più cattiva che potete fare a un bibliotecario).
  • Posso stare quanto voglio: girovagare, spulciare, sfogliare, sedersi, leggere...e nessuno vi dirà niente. Nessun obbligo di comprare, nessuno sguardo pressante sulla vostra schiena ( o sul vostro portafogli).  
  • E' gratis: davvero. Quindi niente stress: basta coupon, newsletter di saldi libreschi, offerte che durano solo 3 ore dopo la mezzanotte. 
  • I libri saranno sempre lì: al loro posto, nel loro scaffale, in attesa del prossimo lettore ( o ancora di noi). Ciò gioverà alla vostra libreria personale, se come la mia, oramai è quasi giunta al punto di non ritorno. O alla vostra stanza doppia in condivisone. O al vostro monolocale di 20x20. 
  • E' l'ideale per i lettori onnivori. Basta ansia da:
    "Lo compro o non lo compro? E se poi è brutto?/Non ho i soldi/ Quanto lo vorrei/ Chissà com'è questo ennesimo best-seller" 
    In biblioteca puoi leggere di tutto e decidere dopo se vale la pena comprare, se il libro merita di stare tra i MIEI figli libri.
Solo dopo, quando avrò: tempo / voglia / soldi  deciderò se compare i libri. 
E a questo punto credo che al lettore-acquirente si dovrebbe aggiungere una tipologia:

Compri i libri sulla spinta dell'emozione del momento, solo per la gioia di averlo trovato?
Allora sei:
L'EMOTIVO: colui che, avendo già letto moltissimi libri in biblioteca o altrove, appena trova IL libro non può far altro che comprarlo. In barba al denaro, al luogo, al periodo e ad ogni piano mentale contorto degli altri lettori. 

martedì 12 febbraio 2013

Qualcuno salvi le facoltà umanistiche: Non per profitto, Martha C. Nussbaum

Nel libro “Non per profitto” Martha C. Nussbaum lancia un grido d’allarme: salvare la cultura umanistica.  
Perché ? 
Perché la democrazia è in pericolo. 
Il punto di partenza è questo: la scienza studiata correttemente è amica degli studi umanistici. 

Tuttavia, la spinta al profitto ha indotto molti leader mondiali a pensare che la scienza e la tecnologia siano le uniche cose che contino. Tralasciando il fatto che in Italia molto democraticamente non conti nulla in fatto di ricerca, la Nussbaum denuncia una tendenza crescente nel mondo: favorire solo gli studi scientifici-tecnologici al fine di far progredire il proprio paese, ovvero incrementare il PIL. Ma cos’è il PIL ? E’ l’indicatore della crescita economica ed era lo standard con cui gli economisti stabilivano la qualità della vita nel paese nel suo complesso. 
Chiaro ?
Gli economisti per stabilire se un paese “stava bene” guardavano unicamente alla crescita economica. 
( Il Sudafrica dell’apartheid era in cima queste classifiche dello sviluppo).
Ora esistono altri standard per fortuna, ma esistono ancora molte politiche che si rifanno a questo modello. 
In molte nazioni, tra le prime India e Cina, si tende a vedere la formazione universitaria solo in termini di vantaggi economici, quindi si favoriscono solo le facoltà scientifiche, perché producono risultati immediatamente visibili. Lo stato, le università, i dipartimenti vogliono solo una cosa: obiettivi immediati e materiali. Il modello del mercato è diventato il parametro con cui si definisce l’istruzione.
L’ossessione della crescita economica ha portato cambiamenti pericolosi nei percorsi di studi, nella pedagogia nel sistema dei finanziamenti: quelli delle facoltà umanistiche si stanno assottigliando ovunque, il che significa diminuzione del numero dei docenti e diminuzione del numero degli studenti. 
I ricercatori umanisti devono trovare spesso da soli i finanziatori: in passato gli studi umanistici venivano finanziati in modo continuativo e diretto, si dava per scontato che gli studi non producessero scoperto proficue nell’immediato, contribuivano alla vita umana in generale. Oggi non è più così.

Ma perché studiare in una facoltà umanistica? 

Per  la Nussbaum innanzitutto gli studi artistici e umanisti aiutano a pensare criticamente, danno la capacità di saper pensare oltre i localismi e di affrontare i problemi del mondo come cittadini del mondo: protagonisti e non spettatori. 
Vi è poi la stimolazione continua dell’immaginazione, da pensare non solo in senso “artistico”, ma nel pensare vere e proprie vie alternative per risolvere un problema, saper pensare fuori dagli schemi in qualsiasi realtà. 
La vicinanza empatica alle esperienze più varie aiuta a calarsi nei panni altrui.
Sopratutto le capacità intellettuali di riflessione e pensiero critico sono importanti per mantenere vive  e ben salde le democrazie. La democrazia però richiede qualcosa in più, una partecipazione attiva da parte del cittadino: se il cittadino però non sa pensare, non sa guardare oltre il suo piccolo orto di interessi, cosa se ne fa della democrazia ?
Automi ?
Il rischio delle nazioni è quello di essere abitate da persone che non hanno imparato ad essere critiche nei confronti dell’autorità: un clima ideale per qualsiasi tipo di dittatura, militare, intellettuale, commerciale.
Quest’ultime hanno da trarre tutti i vantaggi: da una parte alimentano la cultura scientifica per ricavarne solo ed unicamente profitto, dall’altra indeboliscono la democrazia per poter manovrare meglio le persone, propinando prodotti di cui non si ha bisogno, ma sopratutto chiudendo gli occhi alla gente e spegnendo ogni pensiero che sia possibile una vita diversa. 
Secondo Martha Nussbaum i rischi della democrazia sono: scarsa capacità di ragionamento, provincialismo, fretta, inerzia, egoismo e povertà di spirito. L’istruzione volta solo al tornaconto sul mercato globale esalta queste carenze, producendo grettezza e docilità che minacciano la vita della democrazia. 
Bisogna insomma costruire un mondo degno di essere vissuto, vedere gli esseri umani allo stesso modo, a tutto tondo.

Un parere 
Quando ho letto questo testo mi aspettavo altro sinceramente, ragioni valide per continuare a studiare la storia, le lettere, le arti. Ho trovato altro, ma ne sono rimasta ugualmente soddisfatta, anche perché è stato il primo testo di questo tipo cui mi sono avvicinata.
Immaginazione
Consiglio di leggerlo a chi vuole capire in che direzione culturale-economica sta andando il mondo. 
Anche se dal testo mi aspettavo qualcosa in più, qualche soluzione forse. Credo profondamente nell'importanza della cultura umanistica, non solo perché, come dice la Nussbaum, la democrazia è in pericolo e ci sia quindi un effettivo bisogno di cultura vera (basta guardare alla situazione politico-sociale-economica  odierna), ma anche perché il mondo di oggi, l'era della comunicazione, si basa al 90% su questo: evasione dalla realtà, ricerca dell'altro, del diverso da noi. Per quanto poi alla gente l'industria culturale non propini altro che falsi miti e falsi ideali, alla base dell'uomo moderno c'è questa continua tensione a voler essere altro, ad immaginare. 
E' questa, a mio parere, la potenza della cultura.


venerdì 14 dicembre 2012

Finalmente un buon libro: Sofia si veste sempre di nero

Preambolo
Nonostante l'abbondante neve, mi accingo ad andare in biblioteca a restituire e prendere i libri ordinati. 
Nella mia borsa a malincuore, tra i restituiti, ho messo anche Sofia si veste sempre di nero.
Volevo scrivere due righe veloci su questo bel libro. 
Ultimamente ho letto due o tre libri di autori contemporanei e devo dire che la delusione è stata grande: frasi sconnesse e lunghe meno di una riga, personaggi abbozzati, trama avvincente ma non sviluppata, capitoli brevi quanto una fermata della metro.
Poi ho letto questo libro e ho detto: "Finalmente!".

Non sono una disillusa riguardo gli scrittori d'oggi, del tipo " Ah ma i grandi scrittori oramai non esistono più!", o una lettrice schizzinosa che snobba le miriadi di scrittori/libri/case editrici esistenti oggi. 

Il mio era stato un "esperimento": mi sono messa nei panni di un utente della biblioteca (non della libreria perché il mio fondo-libro è a secco) e ho curiosato tra le novità ben esposte (nota: nella biblioteca dove faccio tirocinio i libri nuovi sono gli stessi che si trovano in libreria, per fortuna i tagli sono stati minimi). E così ho preso volta dopo volta libri che sembravano accattivanti dalla copertina, dal titolo, dalla quarta. Invece una delusione. 

Poi è capitato che una, due, tre persone iniziassero a chiedere questo libro...è così l'ho letto anch'io. 
Il libro è stato presentato a Farhenheit ( qui l'intervista a Paolo Cognetti). 

Sofia si veste sempre di nero.

Chi è Sofia ? Una ragazza, dall'occhio sinistro leggermente strabico, un'attrice che non riesce a piangere a comando, la padrona del cane  Mozzo senza orecchio,  una marinaia a New York, una pirata. 
Sono Rossana, Marta, Roberto, Margherita, Caterina, Leo, Oscar, Bruno, Juri. 
Sono storie, racconti, punti di vista di tutti loro e in mezzo c'è Sofia.  

In realtà mi è piaciuta la storia degli altri. Sofia io l'ho lasciata un po' da parte, anche perché non vuole farsi prendere e tu non riesci a prenderla alla fine: cosa vuole Sofia ? Dove vuole andare? 
Gli altri invece ci sono con tutta la loro persona. 
I più belli per me : 
Disegnata dal vento 
Sulla stregoneria
Brooklyn Sailor Blues

Benché il libro mi sia piaciuto, mi trovo d'accordo con un parere trovato su anobii, scritto da Aeris:
"Questo libro è innegabilmente scritto bene. Il problema è che io ho raggiunto un livello di saturazione a qualsiasi tipo di produzione culturale italiana che contenga per la stra-ennesima volta riferimenti storici e tematiche come: i brigatisti, la FIAT, improbabili bambini che pensano e giocano come adulti, l'infelicità coniugale, il cancro, l'anoressia. Sofia si veste di nero, ha i piercing e i suoi problemi e, tanto per cambiare, il sogno americano lo trova... in America. Mica in Italia. Perché l'Italia nei libri (e non solo) è soltanto immobilismo. Culturale e sociale. E tristezza. E racconti statici di momenti, senza nessuna azione dei personaggi. Pensiamo sempre solo ad analizzare il passato. E mai una volta che ci fosse il racconto di un riscatto italiano che ti dia un po' di speranza."
Il mio entusiasmo per il libro è principalmente dovuto alla scrittura. 
La storia, i riferimenti storico/culturali nel romanzo suonano anche a me come qualcosa di "già sentito/già letto", tanto da farmi pensare "ancora i brigatisti? La Fiat ? Il marito con l'amante? Una ragazza un po' lugubre che si veste di nero ? Studenti festosi ?"...forse anche un po' di fastidio: perché il libro non vuole proporre i soliti stereotipi, eppure tante volte ci si avvicina, anche se poi scopri che dietro lo stereotipo, nel profondo, c'è altro. 
In alcuni punti mi è salita la noia, per via di questi argomenti già sentiti e sviscerati. 
Sono però in disaccordo con una sola cosa dal parere di Aeris di anobii: il "finale", a New York. 
Per le immagini create da Cognetti: Juri, il narratore del racconto, il film, New York, i sogni infranti, i sogni ancora in grembo, le scoperte, la dura realtà. Mi è piaciuto molto e avrei voluto leggere di più.

Consiglio di leggerlo. E se non vi piacerà avrete comunque letto un romanzo scritto bene.



venerdì 23 novembre 2012

Wildwood. I segreti del bosco proibito

A volte succede che fai un giro in libreria così tanto per fare, anche se sai benissimo che non comprerai nulla. Succede che vogliamo farci un po' male, guardare e non toccare libri che non possiamo permetterci...e poi (quasi sempre) succede che lo vedi, lui è lì: il libro. A prima vista sembra uno dei tanti, con la solita fascetta pretenziosa, ma poi osservi meglio la copertina, lo sfogli...e te ne innamori. 
Fascetta, Wildwood, Salani, Colin Meloy
Lo compreresti ma ti trattieni. Pazienza. 
E poi accade che te lo ritrovi davanti, per caso, in biblioteca, come se niente fosse. Il cuore a mille, lo sfogli velocemente, si è lui, c'è anche la fascetta! E così con il cuore grondante di soddisfazione lo registri, vai a casa, pregustando l'imminente lettura.

E inizi a leggere. Leggi, leggi, leggi. E ti accorgi che è una schifezza. 

Questo è il preambolo per parlare di Wildwood. I segreti del bosco proibito, di Colin Meloy. La delusione provata una volta terminato il libro è data dalle grandi aspettative avute una volta posati gli occhi sulla copertina, questa:
Wildwood, Colin Meloy, Salani
La copertina, come le tavole illustrate all'interno del libro sono bellissime. I disegni di Carson Ellis, canadese, hanno un tratto fine, preciso ed elegante, i colori sono tenui ma freschi, evocano proprio quelle vecchie storie che si raccontano ai bambini. Le tavole illustrate, i disegni e la copertina valgono tutto il prezzo del libro. ( Qui trovate il portfolio). La storia invece è dimenticabile, un qualcosa di superfluo direi. 
In breve. 
Un giorno Prue, ragazzina di 12 anni, è al parco con Mac, il fratellino di 1 anno. All'improvviso uno stormo di corvi neri si avvicinano gracchiando attorno a Mac; Prue si avvicina sospettosa, accelera il passo, corre...ma troppo tardi: lo stormo di corvi è già  in volo, con Mac, verso la Landa impenetrabile, il bosco misterioso alle porte della città. Prue non si scoraggia: il giorno dopo, di buon mattino, terrorizzata, si prepara ad entrare nella Landa: impenetrabile o meno lei riprenderà il suo fratellino. C'è solo un piccolo imprevisto: si chiama Curtis, compagno di scuola. 

Gli ingredienti per un buon fantasy ci sono tutti: un bosco misterioso, un amico imprevedibile, una persona da salvare, una cartina... Peccato che non si vada oltre a questo, alle basi. 
I personaggi sono piatti, non coinvolgono abbastanza, forse perché di loro si sa poco all'inizio e si sa poco alla fine; del loro mondo interiore, arriva ben poco al lettore: sono personaggi senza sostanza. Si simpatizza con Prue perché lei è la protagonista, le avventure più "emozionanti" capitano a lei, ma niente di più. C'è una scena molto bella ad un certo punto del libro, che avrebbe dovuto essere davvero emozionante, quando Prue e Curtis si abbracciano. La scena rimane bella, ma non colpisce: sorridi, ma non c'è nessuna aspirante lacrimuccia da ricacciare dentro. Sorridi perché sai che sta per succedere qualcosa (finalmente).
Evito di parlare del lessico e dello stile perché è l'opera prima di Colin Meloy, cantante dei Decemberists, e con questo credo si capiscano tante cose: come le mille ripetizioni della stessa parola in due righe, come i dialoghi a volte privi di logica, le incongruenze... insomma: Colin Meloy non è uno scrittore vero. Per fortuna. O peccato. 
Peccato perché oltre la bella confezione del libro, anche il mondo inventato da Meloy è affascinante: la Landa impenetrabile ha mille misteri e segreti, tanti abitanti diversi...ma l'atmosfera che si respira non è magica, non è frizzante, non è carica di avventura. 
E' una storia tiepida. Forse migliorerà con il prossimo libro, Under Wildwood, di prossima uscita.

Consiglio di leggere questo libro a chi è particolarmente interessato al genere, ma non aspettarsi un grandissimo romanzo epico. Tutto sommato è godibile, la mia delusione è dovuta alle grandi aspettative da me nutrite. Anzi, un complimenti alla Salani per aver pubblicato il libro in questa bellissima edizione, mantenendo la sovracopertina, le tavole su carta lucida, la carta opaca su cui è scritto il romanzo. 

Infine c'è da ricordare che la fascia d'età cui il libro è destinato è bassa, siamo attorno ai 9-10 anni per la semplicità dei personaggi e della scrittura. Peccato che i bambini e i ragazzini, tranne rare eccezioni, un libro simile non lo prenderanno mai in mano: cinquecentotrentatré pagine, siamo matti? 

Mac, rapito dai corvi. - Carson Ellis

martedì 5 giugno 2012

"Mi piace la pappa" &co: una pessima collana di Chicco e Deagostini

Tra tutti i libri che ho letto in questo periodo voglio parlare brevemente di un libricino che mi è capitato tra le mani stamattina.
Chicco e la Deagostini hanno iniziato una "collaborazione" per creare una nuova collana di libri per piccolissimi, BabyBoo:
"BabyBoo, la prima collana editoriale, suddivisa in cinque fasce d’età dai 6 mesi ai 3 anni, che offre le stimolazioni corrette per aiutare il bambino a crescere. Specifica per bambini dai 6 mesi ai 3 anni che, libro dopo libro, offre le stimolazioni corrette per aiutarli a crescere."  
Qui potete trovare tutte le info. In breve: da quello che dicono loro sembra è stato formato un team di super-esperti in diversi campi per dare vita a questa collana. 
Stamattina me ne sono passati 3 tra le mani, quelli per i 6 mesi, e ho visto che sono fatti molto bene a livello tecnico, sono agili e alla portata del bambino: cartone resistente, piccoli tagli per aiutare a girare le pagine, colori brillanti, disegni ben definiti. 
Però i contenuti non hanno senso. 
In particolare mi ha stupita e "spaventata" Mi piace la pappa, questo. 
Mi piace la pappa - Chicco e DeAgostini
Sulla sinistra di ogni pagina si trova il muso gigante di un animaletto, sulla destra uno degli accessori che si usano a tavola...
Solo che tra animali  e accessori non vi è alcun collegamento logico. Orsetto abbinato a bavagl-ino, uccellino a cucchia-ino, ranocchia con biberon/tazzina, cagnol-ino e piatt-ino, coniglietto e mela. 
A parte le irritanti rime, gli abbinamenti non hanno senso, l'ultimo poi non c'entra nulla. Ma la cosa che mi ha messa sul chi va là è stata la forma data agli accessori, straordinariamente simili a quelli della Chicco ovviamente. Il cucchiaio e la tazza/biberon sono quasi identici.
Pubblicità occulta? Per i bambini, per i genitori.
C'è da ricordare che è un libro,  non un catalogo pubblicitario.

Cucù settete - Chicco e DeAgostini
Comunque anche un altro libro che ho letto non ha senso, Cucùsettete. Sulle cose che spariscono e poi riappaiono. Anche qui nessuna logica. 
Il libro ha quelle preziose finestrelle che una volta parte dovrebbero far scoprire qualcosa al bambino...in questo libro invece sono sprecate. Vorrebbe far capire che dietro il cespuglio ci sono i pulcini, dietro la foglia le coccinelle, dentro il formaggio il topolino...e questa l'unica azzeccata. All'ultima pagina poi devono essersi stufati perché scompare pure la finestrella. La scena più assurda è quella della coccinella: mamma-coccinella [ grossa quanto una foglia] cerca i bambini-coccinella che sono dietro/dentro a un quadrato verde: è come se si volesse far arrivare al bambino che nelle foglie ci sono piccoli quadratini da sollevare dove trovare dietro coccinelle. Bastava poco per evitare una cosa del genere, bastava fare la finestrella a forma della foglia: semplicissimo.

Mi sono soffermata su questi libri perché sono fatti veramente male a livello di contenuto e sopratutto sono stati pensati per dei bambini piccolissimi. La produzione per bambini in età prescolare sta crescendo tantissimo [sono arrivati anche i cinesi, con libricini bruttissimi e sgrammaticati al costo di 1,20€ ], forse perché sembra tanto facile e semplice fare libri per chi non sa leggere, ma è vero il contrario. 

Comunque pensando ai libri con le finestrelle per i 0-2 anni, i migliori sono quelli di Spotty direi: semplicissimi e intuitivi per tutti.
Dov'è Spotty ? - Eric Hill

giovedì 31 maggio 2012

Un mare di festival: c'è voglia di letteratura

Chi l'ha detto che l'estate è il periodo morto dei libri?
Era così.
Navigando ho visto che in questo periodo ci sono un sacco di festival in questo periodo, in diversi posti d'Italia. Un sacco è dir troppo. Però. Ricapitoliamo. 


UNA MARINA DI LIBRI
Case editrici che parteciperanno

Si parte domani primo giugno a PALERMO, dal 1 al 3 giugno. 
Saranno presenti autori e case editrici.
Questo è il sito dell'iniziativa:
Non conoscevo questo festival ma sembra interessante: per le case editrici coinvolte, per gli autori presenti, per gli incontri organizzati. 
Da Chi siamo:
Ho visto piazza Marina e le immediate vicinanze come un grande teatro all’aperto dove si esibivano musicisti di grandissimo talento… peccato, però, che ciascuno suonava una propria musica e nessuno aveva la capacità di udire la musica da vicino. Ecco perché nei miei pensieri è nata l’idea di costituire il Centro Commerciale Naturale ‘Piazza Marina & Dintorni’: perché i singoli orchestrali divenissero un’orchestra affiatata, e il suono di ciascuno di loro salisse, amplificato, fino al cielo
Mi piacerebbe vedere coi miei occhi come sarà questo festival a me sconosciuto, purtroppo per motivi logistici non potrò seguirlo.


FESTIVAL LETTERATURA MILANO
Il prossimo week end: 6-10 giugno.
Una prima volta.
Vi saranno aperitivi-pranzi-camminate-incontri-serate con l'autore. Ma anche reading musicali, e una parte interessante ai miei occhi: i dibattiti.
Da L'idea:
All’inizio ci fu una voglia lunga un secolo, condivisa da tanti, in mille chiacchiere, incontri, dibattiti, convegni; tazze di caffé sul tavolino o inquieti ticchettii tra quattro mura e infiniti punti cardinali. C’è forse un altro mondo all’interno di questo. Lo sospettiamo da tempo. C’è gente che continua a credere – nonostante tutto – che con la cultura non solo si può mangiare, ma perfino imparare a guardare in modo diverso il piatto che ci troviamo davanti, le persone che ci stanno intorno, la stanza che ci ospita, quella precisa ora del giorno in cui ci fermiamo a curiosare sotto la superficie delle cose, e scopriamo odori, colori, sapori, sensazioni  nemmeno  sospettati un attimo prima.
Per chi vive a Milano, per coloro che ci sono nati o semplicemente hanno deciso di piantare qui le tende in un certo momento della loro vita, quel concetto diventa ogni giorno più chiaro. Questa è la città che racchiude tutti i mondi possibili, e perfino quelli che un giorno lo diventeranno.Da qui nasce l’idea di un Festival della Letteratura. Letteratura come incontro, dialogo, discussione, riflessione, incanto, come “sintesi organica dell’anima e del pensiero d’un popolo”, conformato da tanti popoli.

Qui trovate il sito:
http://festivaletteraturamilano.wordpress.com/
Forse un salto riesco a farlo a questo festival. Per curiosare e vedere una Milano più letteraria oltre che di tendenza.

UN MARE DI LIBRI : il festival dei ragazzi che leggono
Rimini, 15-16-17 Giugno 
Nato da qualche anno, dal 2008 mi pare, Mare di libri sta diventando un vero e proprio appuntamento da non perdere per i ragazzi e per chi s'interessa di libri per ragazzi (insegnanti, genitori, bibliotecari...).
Tanti incontri con autori per ragazzi, tanti eventi fatti a misura di bambino/ragazzo ( spettacoli teatrali, giochi, letture) più tre mostre dedicate a libri e illustratori. Quest'anno ci sono: Raccontare gli alberi, Omaggio a Wislawa Szymborska, Classici al dieci per cento. (qui)
Da Chi siamo:
....Nasce da un’idea delle libraie della libreria dei ragazzi Viale dei Ciliegi 17di Rimini. Appassionate frequentatrici di festival ed eventi letterari, sognavano da tempo di realizzare un festival che fosse dedicato specificatamente ai ragazzi più grandi; hanno così ideato “Mare di Libri” e presentato il loro progetto a Beatrice Masini, editor Rizzoli, che ha condiviso il loro entusiasmo. Grazie alla collaborazione con la casa editrice Rizzoli “Mare di Libri” è diventata realtà.

Sto lavorando per riuscire ad andarci. Un po' perché m'interessa vedere quest'evento da un punto di vista "professionale", un po' perché ci sono degli autori che mi piacerebbe assolutamente conoscere, ad esempio Silvana Gandolfi.
Qui trovate il sito:

Un Giugno ricco di libri insomma. 

mercoledì 16 maggio 2012

Riflessioni sul Salone del Libro: niente di che

Ieri come annunciato sono stata al salone del Libro a Torino.
Il Salone in breve
Era la prima volta che ci andavo. Sinceramente me l'aspettavo più grande. Erano 3 padiglioni più il BookStock dove facevano incontri-conferenze-altro. I padiglioni aperti, facilmente raggiungibili. Ma: c'erano solo tre bagni per 3 padiglioni enormi; i posti per sedersi e per riposare un attimo erano veramente pochi; cibo e bevande avevano prezzi assurdi [ mezza di acqua: 1,40 € ]. Tantissima gente, che sgomitava per entrare negli stand più grandi, tantissimi ragazzini.
Gli stand: moltissimi, dai giganti del'editoria come Mondadori ai piccolissimi indipendenti [ esempio ] pressati in 4 [ o più ] in 2 metri per 2. C'erano anche gli esploratori delle nuove frontiere dell'editoria: quelli del web, ovvero i tanti odiati [ dagli editori e librai ] Amazon, Ibs, Bol, Book Republic [ regalavano e-book ]. Oltre a questo c'era il padiglione 3 sopratutto che era quasi per metà occupato da stand istituzionali come la Rai, le Regioni, la città di Alassio [ ??? ], le Poste, il Miur, il Ministero dell'istruzione. E infine nel padiglione 1 c'erano parecchi stand dedicati alle iniziative musicali, come festival e fiere. 
Infine c'erano gli incontri. Non avevo intenzione di seguirne ma grazie ai miei compagni sono stata obbligata a seguirne uno, quello con Mercalli che parlava dell'Ultramobilismo.

 Acquistare al Salone
Una delusione. Non totale, però.
Mi aspettavo che i grandi editori dimostrassero e difendessero con baldanza la loro immensità fisica [= tanti libri da vendere].Invece no, ovvero: gli stand erano grandi, enormi a volte, ma oltre a questo non c'era nulla. I libri costavano esattamente come in libreria, i titoli portati erano esattamente gli stessi che si trovano in libreria. Ma allora cosa sono venuti a fare al Salone ? A dire "io c'ero". Al che aggiungerei "Se c'eri dormivi". Se il Salone fosse lo specchio delle case editrice allora direi che Mondadori, Einaudi, Gems, Feltrinelli, Rizzoli etc sono esattamente quello che sembrano: supermercati del libro: "  12 + 14+ 18...44€ prego. Il prossimo". Era esattamente così: gente in fila con i libri, pagare, sotto il prossimo. Al che forse al lettore medio basta, ma a me no, e credo che a qualunque lettore critico non dovrebbe bastare.
Il bellissimo stand della Minimum Fax
 La differenza si vede quando compri dagli altri, dai piccoli, dagli indipendenti. Innanzitutto il 99% di loro facevano lo sconto, sempre [ forse perchè era lunedì? ]. Insisto sullo sconto perchè quando vuoi acquistare pacchi di libri la differenza di quei pochi euro si fa sentire. Ma sopratutto sempre e comunque gentili e disponibili: sono passata da Elliot, Beccogiallo in un crescendo di cortesia, fino ad arrivare alla Caravan Edizioni  dove una "commessa" carinissima mi ha parlato del libro che avevo in mano con un tale entusiasmo che l'ho preso: mi interessava dalla copertina e dalla quarta, ma sentire lei che me ne parlava perchè le era piaciuto davvero mi ha convinta a prenderlo. E' questo quello cerco: un contatto umano per farmi sentire diverso, per farmi sentire che non sto comprando il detersivo per piatti, sto comprando un'emozione. 
Cosa ho comprato

Acquisti.
Un libro che desideravo da tempo, Un inverno con Baudelaire, scontato al 20%. Ero tentata da altri libri [ alcuni al 25 % si sconto ]ma mi dovevo trattenere. - Elliot, 
Ho presto Anna Politkovskaja e Ballata per Fabrizio De André entrambi a 10€ [ uno costava 14, l'altro 15 ].-  Beccogiallo
Da Caravan [ vedi sopra ], ho comprato Passeremo per il deserto, libro di un ragazzo cileno 24enne [ questo ]
Una casa editrice che mi ha tentata molto era Tunué: c'era un albo con disegno dell'autrice, bellissimo, ma costava troppo. Gli albi di questa casa editrice sono molto belli, ma un po' cari. Ero seriamente intenzionata a prenderlo ma ho resistito.

 Riflessioni
Dopo aver letto questo post il mio iniziale entusiasmo era andato scemando lasciando il posto a perplessità. Dopo aver passato in rassegna i grandi e alcuni piccoli, il Salone non mi sembrava molto diverso da un mega centro commerciale di libri. Alcuni piccoli poi erano veramente imbarazzanti per me, vendevano palesemente libri fuffa. Per fortuna altri compensavano queste aberrazioni.
Il Salone per me alla fine vale la pensa vederlo solo per due motivi: cercare e comprare dai piccolissimi editori e gli incontri.
Nuovi Editori Indipendenti
Per piccolissimi intendo editori non come Beccogiallo, Elliot, Iperborea che oramai si trovano tranquillamente in libreria sotto la dicitura "editoria indipendente di qualità". Intendo editori come Caravan, Caratteri Mobili, Intermezzi etc etc: perchè sono giovani, perchè propongono altri autori italiani, fuori dal giro di quelli urlati in tv. E anche i libri sono molto belli a livello tecnico: carta riciclata di qualità, copertine dal design divertente e intrigante, di bell'aspetto insomma. Ne ho comprato uno [ anzi due ]perchè oltre a vedere che sono belli esteticamente e che chi li ha fatti ci ha messo tanto impegno voglio appurare quanto valgano a livello qualitativo : per vedere se la passione può bastare oppure se la professionalità delle major sia necessariamente doverosa.
L'altra cosa per cui vale la pena andare sono gli incontri con gli autori e i laboratori per bambini e ragazzi. [ ieri c'era anche Del piero alle 18.00 - si, ha scritto un libro, l'autore è lo stesso dei libri di Fabio Volo probabilmente- e alle 3 la gente era già in fila ]
Io ho sentito il signor Mercalli, e per quel poco che ho sentito [ tema: ultramobilismo ] mi è piaciuto: ogni evento vale per quel momento, ogni cosa non tornerà più una volta passata. Vogliamo davvero perdere tutto perchè non abbiamo tempo ? Ha senso andare in Giappone [ o paese straniero ]per due settimane, tornare e dire " Ho visto il Giappone"? Tu in quel brevissimo lasso di tempo credi davvero di aver visto il Giappone ? Ne è valsa la pensa? Non avresti conosciuto di più immergendoti nei suoi testi, nella sua produzione culturale ?
E via così. In tema con la Primavera digitale, la tecnologia che facilita e accelera troppo la nostra vita.
Considerazioni finali: 
1- Non lo considero più così vitale andare al Salone di Torino ogni anno. E' utile solo per la concomitanza di editori indipendenti e incontri con autori.
2- Tanta gente non è mai entrata in una libreria o non sa che esistono. Altrimenti non mi spiego perchè diavolo comprassero pacchi di libri da Einaudi, Mondadori, Gems...
3- Al Salone c'è tantissima fuffa: grossi editori inutili, piccoli editori pronti a tenderti agguati, tanta gente ignorante [ le file di ragazzini davanti alle copie venute male di Twilight ].
Accorrete gente, grandi sconti, detersiv..ehm, libri al 3x2 !
L'ultima moda in fatto di copertine:
faccioni enormi di ragazzine dalle labbra carnose
con sguardo malinconico.

giovedì 10 maggio 2012

La Primavera Digitale e i libri che vorrei

Primavera Digitale.
 Oggi inizia il Salone del libro di Torino.
In breve:
  • Tanti autori, tanti incontri, tante case editrici. Ci saranno 1200 espositori in totale, alcuni con un proprio stand, altri dentro uno spazio collettivo o istituzionale.

  • Tema: "La Primavera Digitale". Ovvero come la rete - il vivere in rete- ha trasformato il nostro modo di leggere, scrivere, comunicare, conservare le informazioni e le culture. [ e da quest'anno il Salone del libro è su twitter:@SalonedelLibro
    @SalonedelLibro.@
    ]
    Ma come cambia la produzione-distribuzione-ricezione dei prodotti intellettuali?
    Primavera perchè stiamo andando oltre: oltre la questione degli e-book e dell'editoria cartacea, il digitale sta cambiando l'intera società. [ qua ]

  • Ben 2 paesi ospiti: la Romania [ Padiglione 3 ]e la Spagna [ Padiglione 2 ]che portano a Torino i loro autori e la loro cultura.
    Perchè 2 paesi ?
    Perchè per i 25 anni si è pensato di ospitare 2 paesi collocati agli estremi geografici dell'arco e della cultura latina.  [ qua ]

  • Si festeggeranno i 25 anni del Salone di Torino: ad essi si dedica una mostra, "Torino, la città visibile. Torino 1988-2012"[ padiglione 5].
    Da città-fabbrica produttrice di beni materiali a vivace metropoli che crea e scambia conoscenza: la metamorfosi di una città attraverso oggetti, intenzioni, svolte che l'hanno scandita e determinata. [ qua]

  • ....e una miriade di altri eventi riassunti brevemente qua.

  • Grandi Ospiti:
    Henning Mankell, maestro del giallo svedese;
    Elizabeth Strout : ritita Premio Mondello Internazionale;
    Tahar Ben Jelloun: parlerà della Primavera Araba;
    Christopher Paolini, scrittore americano della saga di Eragorn;
    Bjorn Larsson, autore svedese;
    e altri. [ qua. ]

  • Autori Italiani
    Di tutto e di più! [ qua]
    Gianrico Carofiglio ed Emanuele Trevi, in corsa per lo Strega, Milena Agus, Niccolò Ammaniti, Maria Pia Ammirati, Ginevra Bompiani, Enrico Brizzi, Massimo Carlotto, Mauro Corona, Roberto Costantini, Michele Dalai, Alessandro d’Avenia, Maurizio De Giovanni, Paolo Di Paolo, Giuseppe di Piazza, Alain Elkann, Marco A. Ferrari, Marcello Fois, Fabio Geda, Paola Mastrocola, Melania Mazzucco, Dacia Maraini, Carlo Martigli, Francesca Melandri, Marco Missiroli, Antonio Monda, Edoardo Nesi, Aurelio Picca, Ugo Riccarelli, Domenico Starnone, Filippo Tuena, Hans Tuzzi, Alessandro Zaccuri.
    E non mancheranno le lezioni magistrali, come quella di Alessandro Baricco («Sette cose che ho capito in questi venticinque anni») o Erri De Luca («Parole indelebili») etc.
    essi il Salone dedica nel Padiglione 5 la mostra La Città Visibile. Torino, 1988-2012
    essi il Salone dedica nel Padiglione 5 la mostra La Città Visibile. Torino, 1988-2012
    essi il Salone dedica nel Padiglione 5 la mostra La Città Visibile. Torino, 1988-2012
    essi il Salone dedica nel Padiglione 5 la mostra La Città Visibile. Torino, 1988-2012
    coincidono con una profonda metamorfosi della città e del suo ruolo. Ad essi il Salone dedica nel Padiglione 5 la mostra La Città Visibile. Torino, 1988-2012
    la Romania e la Spagna, che portano a Torino una significativa rappresentanza dei propri autori e della propria cultura. E nel tradizionale focus realizzato assieme alla Camera di commercio di Torino si fa il punto sulle sfide che la Romania offre ai player economici ed editoriali.
Io sarà al Salone del Libro solo lunedì 14 Maggio.
Mi perderò gran parte degli eventi interessanti [ si concentrano tutti sabato e domenica ]. 
Dato che questo è il mio primo anno del Salone [ giustamente mi vergogno ] mi limiterò comunque ad esplorare i vari padiglioni e sopratutto a comprare libri cui aspiro da tempo, sperando che - essendo l'ultimo giorno - qualche pigro editore abbia poca voglia di andare ore su e giù con il carrello e svenda i suoi libri. Sarò ben attenta a qualsiasi segno di cedimento.
Sono ancora indecisa sui libri da comprare. Comprare quelli di nicchia che si fatica a trovare in libreria [ ma esiste amazon che ha tutto ] oppure fare incetta di quelli dei grandi gruppi editoriali che sicuramente li svenderanno [ io conto sulla loro bullaggine, del tipo: " Io ho venduto più libri di te lurido piccolo editore che gioca a fare l'alternativo ! " ] ?
In ogni caso al momento i libri che vorrei sono:
- J.S. Foer, Se niente importa. Perchè mangiamo gli animali ?
[ è da tempo che lo voglio, eppoi in questo periodo c'è lo sconto Guanda ]
- S. Gandolfi, Il club degli amici immaginari. 
[ In biblioteca è al prestito, uff.]
- S. Algozzino, Ballata per Fabrizio De Andrè.
[ Mi intriga da tempo ]
- Zerocalcare, La profezia dell'armadillo.
[ Lo aspetto da tempo. Spero che ci siano sia il libro che l'autore. ]
-  H. Cobert, Un inverno con Baudelaire.
[ Non lo trovo in nessuna biblioteca, non lo conosco ma m'ispira il titolo.]

Chissà se ne prenderò qualcuno di questi o andrò per l'ennesima volta fuori fase acquistando d'impulso.

mercoledì 25 aprile 2012

Un classico del 25 Aprile

Lettere di condannati a morte della resitenza italiana
8 SETTEMBRE 1943- 25 APRILE 1945

Giovanni Battista Vighenzi (Sandro Biloni), 36 anni, nato a Rovato (Brescia), segretario comunale di Rodengo Saiano. Simpatizza con le SS tedesche e italiane per poter meglio organizzare la formazione di gruppi partigiani. Scoperto, combatte, ma viene catturato, seviziato e fucilato il 26 aprile 1945, poco prima che arrivasse anche qua la Liberazione.
Scrive a Liana, la sua fidanzata.
C'è una grande sete nel mio cuore, in questo momento, e una grande serenità. Non ti vedrò più Liana, mi hanno preso, mi fucileranno.(...)
Vieni soltanto di tanto in tanto, sulla mia tomba a portarvi uno di quei mazzettini di fiori campestri che tu sapevi così bene combinare. Addio, debbo salutarti, cara e tanto amata: non m'importa di perdere la vita perchè ho avuto il tuo amore prezioso per quasi tre anni ed è stato un grande dono. Muioi contento per essermi sacrificato per un'idea di libertà che ho sempre tanto auspicata.
Arturo Turani (Arturo), 55 anni, architetto, nato a Bergamo. Diede  vita alla Brigata Matteotti. Catturato e processato, fu fucilato il 23 Marzo 1944.
Letterea senza intestazione.
(...) Non ti chiedo di difendermi se domani persone o forse anche amici si faranno beffe di me, mi basta solo il ricordare che tu tu mi conosci e mi hai giudicato. In un domani quando Mario ti chiederà di me non temere e con franchezza gli parlerai e assicuralo che non si vergogni per quanto fece suo zio. Ma ricorda anche a lui che per essere un buon italiano bisogna pur seguire le orme dei propri cari. 
Giacomo Cappellini, 36 anni, insegnate di una scuola elementare, di Cerveno (Brescia). Comandante del battaglione nella brigata <Ferruccio Lorenzini>, compie azione di sabotaggio, guida colpi di mano in cui vengono fatti prigionieri SS. Una volta catturato, il 21 Gennaio 1945, viene fucilato il 24 MArzo 1945 nel Castello di Brescia.
Ai fratelli.
Il crudele destino che mi colpisce non vi abbatta: più fortunati di me continuate la vostra vita ed essere pei cari genitori il grande conforto di cui, purtroppo, avranno costantemente bisogno. Ve li raccomando tanto. Forse solo al punto in cui io mi trovo si può capire quale dono prezioso siano i genitori, e quali sentimenti siano capaci di suscitare i loro nomi. Amate tanto la Patria mia, questa Patria tanto disgraziata, e, senza odio accettate il sacrificio di vostro fratello.
Addio Martino, Alfredo e Elvira, il vedervi sarebbe stato di grande conforto, ma pazienza...Ancora vi raccomando il babbo e la mamma.
Non dimenticatemi...
Lettere...Copertina, Einaudi.

lunedì 23 aprile 2012

Il Maggio dei Libri: Leggere fa crescere

Dal 23 Aprile al 23 Maggio

Cos'è.
E' una campagna nazionale, nata nel 2011, che ha la scopo di sottolineare
"Il valore sociale della lettura  come elemento chiave della crescita personale, culturale e civile." ( cit.)
L'obiettivo sarebbe quello di prendere il libro o i libri e portarli tra la gente: far conoscere, distribuire, favorire la lettura. Farlo uscire dallo scaffale portarlo davvero sul territorio, nelle grandi città come nei piccoli centri, dalle librerie milanesi alle piccole biblioteche comunali, scolastiche. Si cerca di rivolgersi a tutti. 
Vi partecipano associazioni culturali, case editrici, librerie, circoli, biblioteche, scuole con lo scopo di promuovere la lettura presso persone che solitamente non leggono.

Quando:
Inizia il 23 Aprile, ovvero La giornata mondiale del libro. (qua)
Culmina il 23 Maggio con la Festa del libro.

La campagna 2012
Web, scuola, giovani. E' su queste parole chiave che si orienta la campagna 2012: raccogliendo l'eredità di tutte le esperienze precedenti, quest'anno il Centro per il libro e la lettura e i suoi partner intendono rilanciare il progetto e innescare nuovi processi, rafforzando la rete di soggetti pubblici e privati attivi nella promozione del libro e della lettura. Per coinvolgere sempre di più i lettori di domani, attraverso un uso dinamico di Internet e la partecipazione più attiva delle scuole.
Per ulteriori info rimando al sito o a questo post (scritto da "La contorsionista di parole"), più esplicativo del mio.

A chi si rivolge?
A tutti. Ai bambini, agli adulti, agli anziani. Agli studenti, agli insegnanti, agli addetti ai lavori. Si va da eventi per un ampio pubblico, come le presentazioni di libri in librerie e biblioteche, ai laboratori/iniziative per i bambini. Ma ci sono anche corsi per addetti ai lavori del mondo dell'editoria, scontati in occasione del Maggio dei Libri.

Da tenere d'occhio a Milano
Se avete dei bambini o dei ragazzi non perdetevi i laboratori organizzati dalla Libreria dei Ragazzi, da sempre specializzati nel campo dell'infanzia e dei ragazzi. Qui quelli che si svolgeranno a Milano che si rivolgono sia ai bambini ma anche agli adulti.
Se invece piacciono gli incontri con gli scrittori, in libreria, questi abbondano, molti organizzati dalla Feltrinelli. Ad esempio a Milano sarà presente Bjorn Larsson il 9 Maggio (qui).
Se siete già editori, redattori invece ci sono i corsi dell'AIE scontati al 50%, ad esempio "Come contrastare il download illegale dei libri" (qui) o " I libri illustrati nel digitale..."(qui) e altri che trovate sul sito, Formedi.
Siete invece scrittori in erba ? Ecco anche il concorso letterario aperto a tutti, "Scrivi un racconto", tema: il libro, organizzato dalla testata giornalistica on line i-Libri. Dato che non trovo la sezione del sito che parla di questo concorso riporto la descrizione:
La lunghezza di ciascun racconto non può superare le 3 cartelle, per un massimo di 9.000 caratteri, spazi inclusi. Ogni autore può partecipare con un solo racconto. Le opere vanno inviate all’indirizzo e-mail ‘concorsi@i-libri.com’ in formato .doc o .pdf, entro e non oltre il 15 maggio 2012. Nella e-mail di accompagnamento, dall’oggetto “Scrivi un racconto - Il Maggio dei Libri”, ogni autore deve indicare il proprio nome e cognome, nonché riportare la seguente dichiarazione: “Il racconto intitolato ________ è frutto del mio ingegno, non è opera di plagio, non viola i diritti di terze parti e ne autorizzo la pubblicazione sul sito internet i-libri.com. Autorizzo altresì il trattamento dei miei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003”. Si precisa che i dati personali verranno utilizzati per la sola gestione del concorso e saranno cancellati al termine dello stesso. Per ottenerne in qualsiasi momento la rettifica o la cancellazione è comunque possibile contattare l’indirizzo: assistenza@i-libri.com. La giuria è composta dai membri della redazione de i-LIBRI.com. Il vincitore del concorso sarà scelto entro il 23 maggio 2012 e riceverà in premio due libri offerti da i-LIBRI. Il racconto premiato sarà inoltre pubblicato sul sito internet i-LIBRI.com. La giuria si riserva di selezionare altri racconti ritenuti particolarmente meritevoli, che verranno pubblicati in un’apposita sezione del sito i-LIBRI.com. Il concorso non prevede alcuna quota di partecipazione. i-LIBRI è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano. Nata su iniziativa dei due fondatori, Marika Piscitelli e Diego Manzetti, si potrebbe definire una comunità on-line dedicata al mondo del libro, con recensioni e interviste pubblicate a cadenza giornaliera, ma anche articoli sulla letteratura italiana e straniera, approfondimenti sulla storia del libro, sulle tecniche di stampa e sulle prime edizioni del Novecento. Grande spazio è dedicato agli aspiranti scrittori, soprattutto attraverso una serie di consigli utili per contattare le case editrici e la pubblicazione di presentazioni delle loro opere. Non mancano suggerimenti sull’uso della lingua italiana e concorsi letterari gratuiti.
Se volete sapere se dalle vostre parti succede qualcosa, basta inserire Regione, Città , Località e se volete il Target, il Tema, e anche la Data, nella sezione Appuntamenti.

Buon Maggio dei Libri!
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