mercoledì 2 settembre 2015

Perché ho (quasi) abbandonato la professione bibliotecaria

Qualche tempo c'era un articolo virale tra i bookblogger che si intitolava qualcosa come Il lavoro che dovrebbe fare chi ama leggere o 5 lavori per chi ama leggere.
Tra questi c'era anche il bibliotecario.

In questo post voglio parlare un po' di me e di dove sono finita in questi mesi in cui ho letto veramente poco (sto leggendo il Cardellino, per il libro di Peano mi è mancato il cuore di andare avanti) e ho scritto ancor meno.
Visto che è settembre, sono in possesso di un nuovissimo non-funzionante abbonamento Trenord, e ho una pila di libri alta così sul comodino...ricominciamo?  

Diventare bibliotecari, la mia strada

Non è semplice. Esistono tante strade, tanti corsi, tante opinioni.
Per me è andata così: mentre finivo la magistrale e scrivevo la tesi, ho passato una piccola selezione per un corso finanziato dalla regione Lombardia che mi avrebbe dato un attestato valido per eventuali concorsi. Un corso "tosto", 1000 ore in un anno.
Durante il corso ho imparato tantissime cose nuove, tantissime cose vere. È stata una scoperta per me: imparare il funzionamento di una biblioteca di pubblica lettura, la gestione delle informazioni cartacee e digitali, la promozione alla lettura. Un corso che certo non rimpiango di aver frequentato.

E poi ci sono stati i tirocini, il volontariato, il lavoro mascherato da servizio civile, il lavoro vero. E nel mezzo tantissimi lavoretti, piccoli e brevi, ma pur sempre a contatto col mondo in cui volevo restare.
All'inizio c'era tanto entusiasmo, poi è subentrata la frustrazione. 

Lavorare in biblioteca 

Lavorare in biblioteca è bellissimo se ti piace leggere. Puoi parlare con la gente dei libri che hai letto, puoi consigliare e sconsigliare libri, puoi contribuire alla scelta dei libri da acquistare per la biblioteca. E questa è una cosa molto difficilie perché non è che devi rimpinzare la tua libreria, ma devi acquistare per una comunità, devi scegliere libri che resteranno lì per sempre. Devi pensare a lungo termine: ha senso acquistare 2 copie del best-seller del momento, anche se molto richiesti? O magari è meglio prendere un saggio che ora non interessa a nessuno ma che in futuro sarà d'aiuto a molti studenti/studiosi? E per i bambini è meglio comprare un brossurato anche se costa poco o è meglio comprare il rilegato che avrà una vita molto più lunga?
Senza contare gli eventi, le norme da rispettare e i mille servizi che ruotano attorno alla biblioteca.
Lavorare in biblioteca non è uno scherzo. Se te ne frega qualcosa.
È questo il punto doloroso: a nessuno gliene frega niente.

La professionalità del bibliotecario

Questo non vuole essere un post rancoroso. Tutt'altro.
Sono convinta che questo sia un lavoro bellissimo e se qualcuno me lo chiede consiglio volentieri corsi o non corsi, nei gruppi che seguo. Allo stesso tempo però provo un po' di tristezza nel vedere tanti ragazzi illudersi e provo un po' di rabbia quando vedo colleghi più anziani incitare i ragazzi verso questa professione con tanta leggerezza. Cose del tipo Se ti piace davvero riuscirai sicuramente!!11! o Non demordere!! senza illustrare i limiti e le difficoltà di questa professione. E non sto parlando di difficoltà del tipo c'è-la-crisi, i concorsi sono bloccati.
No, qui ci sono altri problemi. Quelli che mi hanno spinta a cercare altro.

1.Il volontario a vita
Se vuoi iniziare a lavorare in biblioteca devi partire dal volontariato. Se vuoi mantenere le tue competenze e rimanere aggiornato ma nessuno ti chiama, devi fare volontariato. La biblioteca ha sempre bisogno di aiuto e chiama sempre a raccolta i volontari volenterosi. Tanto che a Siena c'era pure stato un bando per cercare nuovi volontari (era passato in aib-cur nella sezione lavoro). Non so, qualcuno dopo un po' vorrebbe essere anche pagato magari.
 
2.I colleghi "bibliotecari" per caso
Nel frattempo in diverse biblioteche stanno proliferando gli Lsu travestiti da bibliotecari.
Non ho niente contro gli Lsu, alcuni sono svegli e capaci, ma ecco: io ho studiato, sono qualificata, mi aggiorno e in biblioteca conto meno di un lsu arrivato per caso (qualifica: sa usare il pc). Eppure alcuni di loro poi riescono anche rimanere con un contratto vero (misteri del comune); altri sono meno fortunati, ma nel frattempo hanno avuto il loro momento di gloria: "che ci vuole a lavorare in biblioteca? l'ho fatto pure io, non è mica difficile". E tu sei in giro, in attesa di una chiamata.
(dimenticavo i ragazzi del servizio civile. Uno di loro, mentre facevo una sostituzione, mi ha redarguita asserendo che lui sapeva usare il software - era lì da meno di 1 mese- e non dovevo certo spiegarglielo io che lo uso da più di 2 anni...poi ha fatto casino ed è venuto a chiamarmi di corsa).

3.I colleghi bibliotecari veri
Poi ci sono i bibliotecari veri, quelli che hanno studiato come e più di te, che sono delle perle rare ma...demoralizzati, pronti a lasciare tutto se potessero, con nessuna voglia di crescerti e di farti imparare qualcosa. Loro si che sono rancorosi e in biblioteca, per sopravvivere, si estraniano dal loro corpo.

4.L'assessore alla cultura
Dovrebbero fare una legge almeno, almeno, sui requisiti che dovrebbe avere un assessore alla cultura. Tipo un test di logica combinato a uno di cultura generale.
Gran parte dei problemi deriva da loro. Dalla loro prepotenza e dalla loro presunzione di aver sempre ragione, dalla loro voglia di far sempre campagna elettorale e mai cultura.
Per fotuna non tutti sono così, ma il 90% si.

5.Il comune non ha soldi
Per acquistare libri nuovi, per pagare lo scrittore bravo, per pagare la compagnia teatrale brava. I soldi sono contati quindi devi accontentari di chiunque, come lo scrittore di paese che ha pubblicato con albatros o con amazon. E non puoi non fare niente perché l'assessore vuole che dall'esterno sembra che si faccia qualcosa. Fa niente se poi alla "presentazione" sono 3 gatti (moglie, figlio e suocera dello pseudo-scrittore). Questo anche perché hai dovuto fare un volantino con le pessime immagini che ti ha dato l'artista e hai dovuto arrangiarti per renderlo interessante. Questo perché la tipografia la si chiama solo quando bisogna stampare gli eventi importanti, come il ballo latino americano per gli over 65. (tipografia per modo di dire: in 2 anni per un manifesto 70x100 hanno usato una pessima immagine scaricata da google dove si vedeva ogni singolo pixel)

6.Il precariato
Di questi tempi non si fanno concorsi per bibliotecari.
Chi lavora in questo settore campa grazie alle cooperative. Alcune di qualità, piene di professionisti, altre non proprio di qualità, al suo interno ci sono bibliotecari e addetti alla pulizia stradale, pagati allo stesso modo. Si campa sperando che i comuni nelle gare d'appalto riconoscano la qualità della cooperativa e dei servizi che offre, senza basarsi unicamente sul prezzo.
E qui il lavoro è come in ogni azienda: c'è la collaborazione, il contratto determinato, indeterminato...con la differenza che se nel privato vai bene, si aprono nuove propettive per tutti. Mentre qui, anche se fai il lavoro al meglio, puoi sempre rimanere a piedi perché non ci sono mai soldi e gli lsu costano molto meno.

7.Noia e frustrazione
Fin quando avevo una biblioteca "fissa", pur in precarissime condizioni, mi sentivo tutto sommato felice. Anche se dovevo evitare di pensare al futuro, allo stipendio, alla mia formazione. Poi sono arrivate le sostituzioni brevi, ed è subentrata la noia. Stare a contatto con l'utenza è solo uno dei tanti lavori del bibliotecari, fare solo quello è riduttivo. Ho passato lunghi pomeriggi ad aspettare gente che non arrivava, ad annoiarmi, a ordinare maniacalmente i libri, divertendomi a scoprire i diversi metodi di catalogazione dei colleghi. Poi, sempre noia. E frustrazione.
Frustrazione di dover star ferma, di non poter fare di più.
(ed è stato in uno di quei lunghi pomeriggi che ho iniziato ad appassionarmi ad altro).

Stabilità
Forse non sono diversa da chi sta corrodendo questo mondo lavorativo. Se avessi avuto la possibilità sarei rimasta volentieri, pur di continuare il lavoro che stavo facendo, pur di portare avanti i progetti che avevo ideato.
Purtroppo le cose sono andate diversamente. E dopo lunghi pomeriggi di noia ho maturato la decisione di provare a cercare altro, di vedere quanto effettivamente valgo, in che modo far fruttare quello che bene o male ho imparato in questi anni. 
Il lavoro del bibliotecario è bellissimo, ma al momento non fa per me.
Non per gli utenti, uno più particolare dell'altro, ma per tutto il resto: l'attesa perenne, non poter avere stima per chi collabora con te, non vedere riconosciute le proprie qualità, ma essere anzi sminuita, non poter dare il meglio per non far sfigurare tizio o caio.

Non sono le biblioteche, è tutto quello che ci ruota attorno.

10 commenti:

  1. Posso dire che è un post tristissimo? E allo stesso tempo bellissimo?

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    1. Perché mostra molto amore. Ma allo stesso tempo la miseria in cui ci troviamo.

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  2. Nonostante mi piaccia leggere, di fare la bibliotecaria non mi è mai passato per la testa, non so perché. Grazie per aver condiviso con noi la tua esperienza.

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    1. Prego! Non se hai letto quegli articoli, ma tempo fa erano molto in voga...ogni 3x2 qualcuno condivideva :)

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  3. Ti capisco, ti capisco benissimo. Pensa, io volevo fare l'archeologa... Poi l'insegnante. Più facile, vero? A elencare le riforme che ho vissuto sulla mia pellaccia mi sento un'ottuagenaria artritica, solo che anche a questo giro sono "troppo giovane" per rientrare nel piano assunzioni. Che 35 anni, la laurea, un master, l'abilitazione e l'esperienza non bastano...
    Quindi un abbraccio e un in bocca al lupo per qualsiasi strada tu decida di percorrere.

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    1. Non ti invidio come non invidio i miei ex-compagni che si sono avventurati in questa strada complicatissima dell'insegnamento...mi raccontavano dei tfa e boh, cose del genere non riuscirei a tollerarle (disorganizzazione, docenti non preparati, corsi "inutili" ai fini dell'insegnamento..) in bocca al lupo anche a te comunque :)

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  4. E' stato illuminante per me leggere questo tuo post. E' da un po' che mi frulla in testa "ehi, ma... la bibliotecaria no?!", senza che io mi decida a fare qualche ricerca adeguata. Non mi illudevo certo che fosse un mestiere senza difficoltà a cui andare incontro, ma dopo aver letto il tuo post ho le idee un po' più chiare. Quindi grazie, in primis, e in bocca al lupo per tutto.

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    1. Grazie :)
      diventare bibliotecaria è un percorso tortuoso perché c'è ne sono tanti e molti pieni di beffe, ovvero: in alcune regioni chi ha studiato beni culturali o biblioteconomia non riescono nemmeno ad accedere ai concorsi perché la loro laurea non viene considerata. Misteri della burocrazia italiana.
      Bibliotecari ne esistono e continuano a formarsi, alcuni veramente bravi e da incoraggiare (andando in biblioteca più spesso), ma diciamo che visti i tempi di crisi e tagli, vista l'importanza data alla cultura in Italia è un professione ancor più precaria di altre.
      Comunque in bocca al lupo, c'è chi ci riesce comunque, sta a te valutare dopo, guardando anche alla zona dove vorresti stare.

      ps Ti dico che all'estero invece sembra ci siano più possibilità (ma si richiede un'esperienza più accademica/universitaria)

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  5. Ho provato molta empatia nel leggere questo post perché anch'io per vie diverse dalle tue ho fatto un percorso simile. Mi sono iscritta all'università ormai parecchi anni fa con la ferma convinzione che il mio futuro sarebbe stata la letteratura, ma negli anni che ho trascorso lì dentro, in cui ho osservato i meccanismi che portavano gente a studiare per anni per poi elemosinare uno stipendio da ricercatore, sono giunta alla conclusione che non ero disposta a farlo, non ero disposta a vivere in quel modo. Così ho abbandonato definitivamente il mio sogno di continuare la carriera accademica e ho iniziato a fare tutt'altro...adesso "coltivo" la letteratura come hobby, con tutta la professionalità e la competenza di cui i miei studi mi hanno dotata però ho dovuto metterla da parte e mi dispiace moltissimo. Se avessi continuato sarei ancora alle prese con esami e professori isterici, vivrei ancora a casa con mia madre, sarei ancora relegata a Palermo, adesso invece ho un lavoro, mi sono trasferita in una nuova città, convivo col mio compagno e la mia vita diventa sempre più una vita "da adulta"..

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