mercoledì 11 dicembre 2013

Perché non comprerò più su Amazon

e mi mancheanno le scatole di amazon!
Avevo in mente questo post da tempo.

La storia di Amazon vs media è lunga: gli articoli che sono stati scritti "contro" non si contano.

Un anno fa se ne è occupato Report, sulle tasse pagate in Lussemburgo.
Dopo c'è stato il caso delle guardie neonaziste, in Germania, che vessavano i lavoratori.
Poco tempo fa è uscito questo articolo interessante sull'Amazon francese, sempre sulle condizioni dei lavoratori: La nuova alienazione formato Amazon.

E in Italia?
Quando Amazon è approdato in Italia ha scontentato un po' tutti, tanto che guarda caso hanno fatto una legge ad "personam", la famigerata legge Levi, quella che impedisce di fare più di 15% di sconto sui libri. All'epoca Amazon arrivava anche al 40%.
[ Faccio notare comunque che sono da poco finite diverse promozioni che facevano il 25% di sconto sui libri. Solo per citare una: Einaudi.]
Poi anche in Italia è arrivato l'eco dei lavoratori sfruttati e controllati da Amazon: a sorpresa loro sembrano contenti di essere ossessivamente sorvegliati, finchè si lavora va bene tutto. 

Diciamo che i motivi per farsi qualche domanda su come funzioni Amazon, e cosa comporti un nostro click, abbondano.
Credo sia sacrosanto informarsi e di conseguenza domandarsi quale sia il peso delle nostre azioni.

Io delle domande me le sono poste dopo aver letto e seguito le varie vicende di Amazon.
Mi sono sentita vicina a quei lavoratori senza più alcuna tutela dopo anni e anni lotte per i diritti dei lavoratori. Lavoratori vittime di ricatti che ormani non sono più una sorpresa: o così o non lavori.

La scelta più ovvia da fare sarebbe stata quella di dire:
Io non comprerò più da Amazon.
Per i seguenti motivi essenzialmente:
1. concorrenza sleale verso chi produce e fattura in Italia, non solo i bookstore ma chiunque faccia eCommerce;
2. il modo in cui vengono trattati i lavoratori;
3. sistema dove l'unico che guadagna qualcosa è Jeff Bezos, sulle spalle di ragazzi essenzialmente disperati: non siamo in Cina dove tutto il sistema è così, siamo in Europa dove tutte le altre aziende devono comportarsi in modo diverso;
4. altri motivi (es. e tasse pagate in Lussemburgo).

Questi motivi, basati più che altro sulle condizioni di lavoro, però non mi soddisfacevano.
In fondo esistono tante altre multinazionali che sfruttano i propri dipendenti in modo atroce, non sarebbe ipocrita fare finta di niente verso tutti gli altri?
Questo significherebbe fare attenzione a tutto: al cioccolato della Nestlé, ai vestiti made in Taiwan, agli elettrodomestici etc. etc.
E sinceramente essere in perenne lotta stanca, sfianca: per questo i no-global sono tutti arzilli adolescenti. Quando vado al supermercato, per evitare il mal di testa, taglio la testa al toro comprando prodotti che rispettino la mia personalissima equazione "qualità/prezzo" e basta. C'è chi lo fa ed ha tutto il mio rispetto, io non riesco, mi spiace.

Poi ad essere ancora più sincera mi son posta la stessa domanda della Lettrice Rampante, ovvero: di fronte a tutto quello che non va tra lavoro-politica-crisi etc perché Amazon deve essere una priorità? Non è che si tende a colpevolizzare quest'azienda solo perché è la più grossa e la più potente?
E' giusto indignarsi, è giusto rimanere basiti di fronte alle condizioni di lavoro se risultano alienanti o se sono troppo faticose, così come è giusto arrabbiarsi se chi dovrebbe pagare le tasse in Italia non le paga. Però, perché allora solo contro Amazon? Onestamente, mi sembra il minore dei nostri problemi. Da qualche parte bisogna iniziare, certo, ed è giusto. Ma forse inizierei da qualcosa di più piccolo, più vicino a noi, forse più facile. Qualcosa che abbiamo davvero il potere di cambiare.
Questi dubbi me li son posti anch'io, però almeno a questi ho trovato una risposta.
Semplicemente perché da qualcosa si deve iniziare: non si può sempre aspettare che qualcuno lassù in alto faccia qualcosa di giusto (anche se sarebbe ora), non si può pretendere che la società domani si svegli e si accorga improvvisamente che così non va. Se non iniziamo noi per primi, dalle cose piccolissime non si andrà mai da nessuna parte. Sono una di quelle che sostiene che le persone possono fare la differenza se lo vogliono.
Quindi perché non partire proprio da qui, dai libri, la nostra materia prima? 

Questo motivo mi ha spinta più degli altri, elencati prima, a decidere di non comprare più da Amazon. Perché dopo che sono uscite queste inchieste non posso, non riesco a far finta di nulla. Non riesco a dire: c'è di peggio. Sicuramente c'è di peggio e ci sono questioni più importanti cui pensare, però non so, dico beati voi che non vi rodete il fegato, io provo il nervoso quando leggo queste inchieste perché i libri sono il mio "pane quotidiano".

Comunque devo essere sincera?
Non credo che "boicottare" Amazon serva a qualcosa concretamente, men che meno a migliorare le condizioni dei lavoratori. (Anzi se pensassi a loro dovrei continuare a comprare ad Amazon). Credo che gli unici che possano fare qualcosa siano i lavoratori stessi e le istituzioni che devono intervenire.
Per questo:
 Però credo che il passaggio tra 'questa azienda fa cose sbagliate' e 'non darò i miei soldi a questa azienda' sia logico e molto breve - Leggivendola

Amazon, il suo servizio, i suoi clienti
Tutte le persone non fanno altro che dire che Amazon è fantastico, ha un servizio eccellente, costa poco, sono veloci, c'è tutto etc. Questo eccellente servizio ha però un costo umano e l'abbiamo visto.
Questo però non è stato il motivo.
Forse perché sono convinta che: si, io posso agire nel mio piccolo, ma prima, ecco, prima devono farlo quegli operai e soprattutto la politica.

Alla fine quello che mi ha spinta a non comprare più su Amazon non sono le battaglie etiche ma l'ideologia di cui si fa protatrice l'azienda.
Io non "boicotto" ma mi oppongo a un'ideologia che non è in sintonia con la mia persona.

Riflettendoci serenamente ho pensato che io non ho (più) bisogno che un libro arrivi a casa mia nel più breve tempo possibile: poi magari rimane sul comodino per mesi.
Ho pensato che rileggere e pensare un po' di più non può che farmi bene.
Ho pensato che la filosofia de "il cliente ha sempre ragione" ha trasformato il cliente in una brutta bestia: pretende sempre il massimo al minor costo possibile, e poi vuole lo sconto.
Ho pensato che questa idea del servizio eccellente, ovvero che tutto possa essere fatto a costo quasi zero per noi clienti, sta distruggendo la cultura e chi lavora per questa, prima ancora degli operai sfruttati.
Ho pensato che lo sconto selvaggio ha trasformato tutti: i commercianti alzano il prezzo perché sanno che poi tu gli chiederai lo sconto (ma loro l'affitto devono pagarlo), viceversa i clienti sanno di avere diritto allo sconto e quindi fanno di tutto per far scendere il prezzo, con la minaccia dell'altrimenti lo compro su internet.
Ho pensato che se non ho i soldi per comprare tutti i libri che vorrei leggere può a volte essere un bene per non farsi girare la testa tra tutte le novità editoriali, dove la maggior parte sono fuffa.

In sintesi ho pensato che non ho bisogno di Amazon, del suo servizio e dei suoi mille prodotti che arrivano a casa mia in pochissimo tempo a costo quasi zero: all'idea del "tutto&subito" io dico No, grazie.

Certo il mio è un punto di vista "di parte", con la cultura ho lavorato e ci lavoro: ho visto che questo modo di pensare, ovvero che tutto sia dovuto perché la cultura deve essere di tutti sta paradossalmente portando alla rovina e fine della cultura stessa.
E la causa sono i primi fruitori di questa cultura: gente che ama troppo la cultura e vuole tutto, però non avendo i soldi lo vuole a costo quasi nullo. È giusto?
La cultura di un certo livello, di qualità, ha dei costi ed è giusto pagarla.

Certo ognuno poi è libero di fare quello che vuole, di non rinunciare alla comodità, alle ultimissime novità, allo sconto perenne: la pensa diversamente (per ragioni validissime, ci credo, ognuno ha una sua storia) e di conseguenza agisce in modo diverso.
Sono d'accordo che tante cose dovrebbero cambiare nel mondo del libro e della cultura, sono la prima dirlo.
Io comincio rinunciando a qualcosa, scegliendo in modo più accurato in cosa investire i miei pochi soldi, scegliendo di pagare la competenza laddove c'è (non tutti gli operatori culturali hanno la professionalità richiesta).

Per questo io non comprerò più su Amazon, non per boicottare: semplicemente  non ho più voglia di pensare in questi termini.

30 commenti:

  1. Beh, ovvio che sono d'accordo, mi hai pure citata xD
    Al tuo post mi limito ad aggiungere un pezzo di un esame di sociologia.
    I comportamenti delle persone non sono direttamente mediati dalle loro credenze o dalla loro etica. Le convinzioni personali vanno a cozzare con la condizione del momento, col costo di una scelta. Non 'costo' solo nel senso di prezzo, ma tutto quello che rientra nell'impegno/sacrificio necessario a mettere in atto la convinzione. Cioè, io aborro Amazon, ma se un libro che mi serve per un esame fosse disponibile solo e soltanto su Amazon, allora finirei per prenderlo lì. C'è differenza tra il 'costo' di un libro irreperibile per l'università e l'attesa di un giorno più lunga o pochi euro di prezzo.
    Quindi boh, dopo quest'aggiunta mi limito a ribadire quello che hai detto tu, che da qualche parte bisognerà pure cominciare, almeno quando ci vuole così poco. Poi, ovviamente, ognuno scelga pure per sé.

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    1. Ti ho citata perché ho trovato quel commento semplice ma efficace.
      Cmq ho messo apposto che ora non ho "più" bisogno di Amazon, perché se stessi ancora studiando e un libro fosse presente solo lì, credo che lo utilizzerei ancora: questo dipende proprio dalle persone e dalla loro storia. Per questo il mio è un motivo strettamente personale alla fine: non ho bisogno del "servizio eccellente" oramai, anche se i lavoratori continueranno a correre, per altri però. Io mi tiro fuori.

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  2. Volevo scrivere qualcosa di simile (probabilmente lo farò). Sto maturando da tempo questa decisione, ma non sono così svelto. A questi problemi ce n'è un altro, che però non coinvolge il personale.
    Prima o poi arriverò a prendere anch'io questa decisione.

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    1. Nemmeno io sono svelta :)
      È un argomento cui pensavo da tempo, che ho avuto modo di sviscerare più volte, tra me e me.
      Se oltre questi esistono anche altri problemi, sono proprio curiosa di sentirli.

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    2. La questione del formato proprietario. Sai, credo che dopotutto ne parlerò. Settimana prossima.
      Intanto ho fatto il primo passo, mi sono ricordato di disattivare il rinnovo automatico di Prime! (In realtà lo volevo già fare per la scarsa convenienza, ma mi sono sempre dimenticato di farlo per tempo.)

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    3. Il formato proprietario è un'altra bella gatta da pelare. Non mi piace, perché mi sta creando parecchi problemi visto che uso device di varie e diverse marche, non solo nel campo dei libri. E in alcuni casi mi sono vista costretta (ero ancora digitalmente acerba) a piratare dei libri per leggerli: dopo averlo preso legalmente ho dovuto togliere i drm perché il programma che aveva il mio lettore non riusciva a leggerlo.

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    4. Io mi sono immaginato nell'atto di provare a spiegare la questione ai miei genitori... ha azzerato tutta l'aura di facilità d'uso che Amazon ha costruito negli anni. Fra parentesi, credo proprio che l'articolo lo scriverò. E citerò anche questo post, perché, leggendo anche i commenti, si stanno sviluppando temi interessanti, anche se un po' divergenti.

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  3. Ecco. Io, come ho scritto anche sotto il post di Elisa, stavo ancora formando una mia opinione. Non sono il tipo da unirmi ad una "battaglia" se prima non ne assimilo pienamente le motivazioni. Ho il tuo articolo, ho l'articolo di Elisa, ho tutte le informazioni in rete che ho acquisito in queste settimane. Beh, io ho deciso di lasciar perdere. Anch'io cercherò di non comprare più su Amazon. Dico cercherò perché non ho intenzione di demonizzare niente e nessuno, dico solo che preferirò altri canali di distruzione (cosa che in sostanza facevo già. Cercherò di farlo ancora di più).
    Non è tanto una o l'altra accusa che mi spingono verso questa scelta ma è che ho bisogno, anche nelle piccole cose, di sentirmi in pace con me stessa. Un discorso è non saperlo, sospettarlo, e in quei casi non è che ci possiamo fare poi molto; altra cosa è saperlo e continuare a fare come se niente fosse. Adesso che so, non ce la faccio proprio. Non rinnego nulla, sia chiaro, io ho il paperwhite, lo adoro, e lo ricomprerei mille volte. Allo stesso modo non giudico chi prende scelte diverse perché, come hai detto anche tu, purtroppo non saremo noi a cambiare la situazione. È una questione di coscienza personale, di sentire di agire nel giusto.

    C'è anche da dire che la scelta di affidarsi ad altri canali non è così penalizzante perché i prezzi, sfruttando le promozioni, sono pressoché uguali un po' ovunque quindi non mi sembra tutta questa gran pena.

    Mi dispiace solo pensare a tutto il lavoro che dovrò fare per togliere da ogni singolo articolo il link collegato al programma di affiliazione che avevo avviato proprio con Amazon. Ci vorranno delle ore!

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    1. Neanch'io voglio demonizzare, perchè credo che Amazon sia utilissimo se stai studiando, se necessiti di un particolare libro in breve....è proprio il modo di pensare che c'è dietro Amazon e ad altre aziende come questa che non mi piace. Non mi trovo con la "vision/mission" insomma.
      Questo perché ripeto credo che prima di tutti dovrebbero muoversi le istituzioni e i lavoratori (come si possono accettare certe condizioni? Fino a quando si accetterà di essere ricattati?).

      Poi ripeto, il mio è un punto di vista molto parziale, per questo non pretendo che i miei motivi siano buoni per qualcun altro...avendo lavorato con la cultura e avendo avuto a che fare con persone che veramente credono che il lavoro culturale debba essere tutto aggratis perché la cultura è di tutti e non la si deve far pagare...ecco, dopo le mie esperienze sento di dover pensare e agire in modo diverso, anche solo per empatia.

      Secondo me non c'è bisogno di togliere tutto, fossi in te non lo farei :P

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  4. Io a questa domanda: "di fronte a tutto quello che non va tra lavoro-politica-crisi etc perché Amazon deve essere una priorità? Non è che si tende a colpevolizzare quest'azienda solo perché è la più grossa e la più potente?" mi sono semplicemente risposta che è tutto da dimostrare che Amazon sia una priorità. Non è che, solo perché a noi giunge una notizia che deriva da indagini evidentemente a buon punto, questo significhi che nel frattempo non ce ne siano mille altre in corso ma di cui noi non siamo a conoscenza. Non credo possano essere resi noti i risultati di inchieste che non hanno ancora raggiunto il loro obiettivo: con tutti questi conflitti di interessi, ci sarà qualcuno a cui tornerebbe utile far crollare la Feltrinelli, la Mondadori, ibs, ecc... e vuoi che non ne finanzino degli accertamenti?
    Ora ti riassumo in breve la mia opinione (per quanto possa interessare): io credo che l'informazione sia fortemente manipolata, per cui prendo tutto con le pinze; leggo, ovviamente, ma non prendo nulla per assolutamente vero. Mi faccio un'idea generale, ma non assumo posizioni nette su cose su cui non posso avere il pieno controllo e che non posso verificare di persona.
    Sono ricorsa ad Amazon soltanto quando avevo dei buoni, e sì, il servizio è stato ineccepibile: è anche vero che - come hai fatto notare - non muore nessuno se il libro arriva un giorno dopo.
    Tuttavia non mi sento in possesso di conoscenze che mi permettano di identificarlo con il male; né, tanto meno, di fidarmi.

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    1. Ah, però non ho capito una cosa: da parte di chi sarebbe questo accanimento nei confronti di Amazon? Cioè è lo stato italiano che finanzia le inchieste contro il colosso? Se la risposta è negativa, non capisco proprio quale sia il problema...

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    2. Le inchieste sono tutte giornalistiche, o almeno la maggior parte a cui faccio riferimento sono tali. Non so se poi chi di dovere farà qualche denuncia e indagherà..al momento io mi riferisco prevalentemente ai media, che da quano Amazon è entrato in scena, ne hanno parlato parecchio, in modo negativo per la maggior parte. Questo è innegabile credo.
      Sinceramente il mio obiettivo non è far crollare nulla, non sono distruttiva: io non accetto la filosofia di Amazon e non compro più lì. La penso in modo diverso. Se Amazon cambiasse filosofia ci tornerei (scoraggiare il ritmo ossessivo delle pubblicazioni? boh).

      M'interessa la tua opinione!
      Certo che l'informazione è manipolata (ci ho pure fatto una tesi) per questo credo che contro Amazon ci sia stato un accanimento perché straniero e perché grosso. Spero che i giornalisti facciano inchieste anche negli altri store: per un'informazione equilibrata. Cosa succede nei magazzini dell'IBS? Guarderei con piacere.

      Ripeto per me non è il male, solo che la sua filosofia non mi si addice.

      L'accanimento c'è stato quando hanno fatto una legge quasi su misura per contrastarlo (legge 'anti-amazon' appunto). C'è stato quando dopo il caso delle guardie stile SS, finito in tutti i tg perché i nazisti fanno sempre notizia, qualcuno si è accorto di come venivano trattati i lavoratori, prima in Germania, poi in Francia. Che poi ci scommetto che anche nelle altre grandi aziende funziona così.
      L'accanimento c'è perché ogni volta che si parla di libri on line c'è sempre di mezzo Amazon, fa notizia. E qui ha ragione la Lettrice Rampante che auspicava inchieste anche sugli altri store, a proposito dei lavoratori. Perché non lo fanno?

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    3. Ma chi è che ha battezzato la legge Levi "legge anti-Amazon"?
      Io ricordo che una volta lessi un'intervista a Elvira (?) Sellerio, in cui lei diceva che loro non fanno gli sconti perché ciò significherebbe alzare il prezzo di copertina per poi abbassarlo (al prezzo reale) durante il periodo promozionale. E questo lo capisco... Per le grandi case editrici che fanno spesso sconti comprare un libro al prezzo di copertina sarebbe quindi prendere una fregatura? E comprarlo al 25% piuttosto che al 40% di Amazon lo sarebbe ancora di più?
      È questo che non si capisce: il libro che in copertina ha scritto 10€, in realtà ne vale davvero 10 o 7.50 o 6? E se io lo compro a 6€, sono solo stata furba o ho innescato un meccanismo controproducente per l'editoria? E quali sono le condizioni che consentono ad Amazon di vendermi il libro a 6 invece che a 10€?
      Quindi, se la legge Levi (e quindi in qualche modo lo stato italiano) cerca di bloccare questo fenomeno, un motivo ci sarà. E io non lo vedo come accanimento...
      C'è tanta confusione in questo settore - e probabilmente anche in altri - e non si capisce più quale sia il valore della merce che si acquista (al di là di quello culturale, che aprirebbe un discorso infinito).

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    4. Ah, io parlo di Amazon come modello di azienda (che poi credo sia stato seguito da altri colossi, e penso alle grandi promozioni di Feltrinelli e inMondadori), e do abbastanza per scontato che ci siano indagini in corso su tutte queste, perché non mi sembrerebbe verosimile il contrario.

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    5. Sulla questione dello sconto sono d'accordo con te, infatti ne avevo già parlato qui -> http://adaltovolume.blogspot.it/2013/06/un-giro-in-libreria-tanti-interrogativi.html dove mi domandavo e mi domando ancora: perché non dare ai libri il giusto prezzo?
      Io per fonti mie so quanto costa un libro materialmente (stampa+legatura) posso calcolare gli altri costi, distribuzione, autore, editore...però anche così arrivo in modo approssimativo, ogni editore è diverso e pubblica con condizioni diverse.
      La Legge Levi è stata fatta per fermare questo ma guarda caso si sono svegliati solo quando è arrivato Amazon che vendeva al 40% di sconto (gli altri editori si erano sempre fermati al 30).
      All'epoca parecchi editori e librai si erano lamentati...per questo quando è stata introdotta questa legge che limitava una delle peculirarità di Amazon (giusto o no che fosse) ...è sembrato un po' su misura. Io credo avrebbero dovuto fare uno sconto fisso minimo (5% come in Francia?) o neanche, in modo da pagare il libro per il loro valore effettivo, sempre sperando che anche gli editori facciano la loro parte in modo onesto.

      Non so se sulle altre aziende fanno inchieste, spero che lo facciano perché le leggerei volentieri. Io al momento non mi sento di dare niente per scontato.

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    6. Io lo do abbastanza per scontato perché essendo indagini private ci sarà sicuramente qualcuno che ha interesse a dimostrare che c'è del marcio. Fanno studi su tutto, e chi dice che i parabeni fanno bene chi che fanno male, chi che devi bere 3 litri d'acqua al giorno chi che devi farlo solo quando hai sete... e le radiazioni e il caffè e tante altre storielle... In un sistema d'informazione dove è valido tutto e il contrario di tutto, io non salgo sul carro di nessuno, vincente o meno.
      Recentemente ho letto "Il senso delle cose" di Richard Feynman che, con la sola logica, dimostrava con quale facilità un'affermazione (degli studi cosiddetti scientifici, figurarsi di un'indagine) da quasi certamente vera potesse diventare quasi certamente falsa. In mezzo ci sta il dubbio.

      Ah, ma poi mi chiedevo... Per quanto riguarda la velocità del servizio di Amazon, quanto del merito è effettivamente di Amazon e quanto del corriere (Bartolini, se non mi sbaglio)? Perché io vedo che anche da inMondadori (che credo si serva di SDA) la merce risulta pronta dopo un paio d'ore, che il ritardo sia quindi da imputare alla spedizione?

      Ho letto il tuo articolo, molto interessante... Sul mio vecchio blog ne avevo scritto uno simile, parlando delle promozioni "al kg", in cui proprio la cultura viene disprezzata al massimo. È anche vero che si trattava tipo dei romanzi di Amici di Maria De Filippi, o di qualche biografia di calciatori o di Barbara D'Urso... Ma, al di là della qualità, l'oggetto-libro non si capisce bene quanto valga...
      Posso capire che il discorso della "svendita totale" possa valere per il cibo prossimo alla scadenza, o per dei vestiti fuori moda... ma il libro teoricamente non dovrebbe sottostare a queste leggi... E poi: in base a cosa viene svenduto "Tre metri sopra il cielo" e non "Piccola cosmogonia portatile"? Eppure non credo che il secondo abbia molto successo.
      Il dubbio sul valore dell'oggetto-libro mi resta, e molto forte: in "Toccare i libri" di Jesús Marchamalo leggevo dei numeri spaventosi per quanto riguarda la quantità e la velocità con cui si stampano i libri... il che mi farebbe propendere per un basso valore, vista la serialità.

      P.s. Per la tua tesi ti sei per caso servita de "I persuasori occulti" di Vance Packard?

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    7. Beh dipende da chi fa le inchieste e le indagini.
      Qui credo scatti un problema di fiducia...io mi fido di una certa testata perché so che fa il suo dovere in modo corretto, vedi Report (il primo che mi viene in mente).
      Se però la stessa indagine la facesse che ne so un'azienda, non darei credito ai suoi risultati, perché troppo interessata. Ad esempio: azienda che produce bibita gassata vuole dimostrare che le bibite gassate fanno bene e fa degli studi. Ok, però è chiaro che il risultato è parziale, finalizzato a una campagna pubblicitaria per vendere di più, non sarà interessata a una corretta informazione che mostri benefici e rischi.
      Per avere un'informazione corretta quindi indubbiamente devi metterti in gioco anche tu, sopratutto ora quando ci sono così tante collusioni tra aziende e informazione.

      Non so come siano i corrieri, con Amazon mi sono arrivati libri da corrieri sempre diversi, sda e bartolini mi pare. Credo dipenda dalla merce che hanno in magazzino, le novità magari sono a portata di mano, ma quando inizi a cercare un prodotto particolare si vede la differenza, questo per la mia esperienza: libri che un certo store faticava a reperire, non so come Amazon era riuscito in tempi brevi a farmelo avere (erano libri per esami, quindi abbastanza urgenti).

      Sul valore del libro credo che sia giusto considerarlo anche un prodotto, perché le case editrici devono vendere per mangiare. Però credo che allo stesso tempo una casa editrice abbia anche un dovere diverso da quello di semplice azienda, questo perché ce l'hanno mostrato e insegnato i grandi editori del passato.
      Qui però diventa un problema culturale...la gente non legge perché la scuola ha fallito, ma anche se leggesse troverebe la libreria inondato di schifezze uguali alla televisione.
      Senza contare appunto la quantità di libri prodotti: cioè io vedo una piccola azienda che produce e stampa libri su libri che però poi rimangono in magazzino perché non si riescono a vendere. E sono purtroppo libri di nessun valore culturale rilevante, che giustamente la gente non compra...

      PS si, anche quello :)

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  5. Accetto la tua diversa opinione, e ci mancherebbe altro! :) Però non è che io non abbia risposto ai dubbi della frase che hai citato presa dal mio blog... ho solo risposto in modo diverso dal tuo, direi. Nel senso che non trovo le condizioni o la filosofia di amazon (anche se qui, ammetto di non sapere bene cosa intendi, per filosofia di amazon) molto diverse da quelle di una buona parte delle aziende che vengono in Italia, fisicamente od online.

    Sul discorso della cultura sono d'accordo con te. Però non amazon che immette sul mercato migliaia di libri a settimana, non è amazon che ha fissato lo sconto fisso del 15% e non è solo amazon a farlo. Secondo me, per il discorso di salvaguardia della cultura, il problema è molto, molto, molto più a monte del rivenditore finale.

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    1. vengono ovviamente stava per vendono -.-'

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    2. Quando parlo di filosofia mi riferisco all'idea che ha generato...ho letto diversi articoli on-line con relativi commenti, in poche parole la gente vuole questo: vuole avere tutto a disposizione e vuole pagarlo sempre di meno. Ecco è questo che secondo me aziende come Amazon stanno sdoganando. E se non lo volevano è quello che sta succedendo. I commenti di chi elogiava amazon erano di questo tipo la maggior parte: ti fa arrivare tutti i libri subito e costano poco, i libri li compro su amazon e non su altri store perché hanno un servizio migliore, li compro qui perché c'è tutto. Senza contare poi i commenti sui librai, accusati di voler diventare l'ennesima kasta: da una parte son d'accordo, molti devono svegliarsi, devono dare anche loro un valore aggiunto al loro lavoro, dall'altra però capisco anche i librai, ma qui non credo di dover spiegare proprio a te il valore della libreria.

      Il motivo principale per cui la maggior parte della gente si è avvicinata a Amazon è lo sconto: con libri scontati al 40% cosa avresti fatto? Poi è stato obbligato a cambiare, ma cosa fare? Tornare indietro, a rivendere i libri a prezzo normale dopo aver fatto assaporare "l'ebrezza" dello sconto ai propri clienti? Sarebbe stata una mossa molto sbagliata dal punto di vista del marketing. Senza contare che senza lo sconto sarebbe stato esattamente come tutti gli altri store: lo sconto era diventato, qui in Italia, il suo tratto distintivo.

      Il problema culturale sta si a monte, ma Amazon- secondo me eh- ha fatto la sua parte con questo politica sullo sconto: già prima era abusato da alcuni editori, quando però Amazon l'ha fatta suo e portato all'estremo...la gente che legge (qualsiasi cosa) si è abituata. E la legge non ha fatto che peggiorare questa situazione, soprattutto quando Amazon ha messo quel messaggio sul sito. Nelle persone è scattata la convinzione che lo stato italiano è kattivo e vuole impedire alla gente di comprare i libri scontati, e queste persone però non si domandano quale sia il prezzo del libro e del lavoro culturale alle spalle.

      Ovviamente in ciò hanno grande parte anche gli editori e il loro marketing eh, non lo metto in dubbio...ma con gli editori che pubblicano ciofeche cosa fai? Non compri i libri, semplice.
      Con Amazon il mio ragionamento è lo stesso, non approvo tutto e quindi non compro.

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    3. (chiedo perdono per essere così prolissa, me lo diceva sempre la maestra alle elementari: scrivi troppo!)

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    4. Mah, sul tutto e subito non sono poi così d'accordo. Nel senso che comunque non è che lo ordini e di immediato ce l'hai, semplicemente ti arriva a casa (e pensandoci da questo punto di vista sono più efficaci i negozi fisici, entri e lo compri). E poi questo discorso non deve valere solo per amazon però, deve valere per tutti i negozi online. In quasi tutti trovi la merce a un prezzo più basso che in negozio, tutti te la mandano a casa. Perché si boicotta solo amazon?

      Per quanto riguarda gli sconti e la legge Levi... ma non era solo amazon a fare gli sconti selvaggi! Erano tutti gli store online! Anche IBS, Fnac, Bol.it... E' questo puntare il dito solo verso alcuni e non verso altri che proprio non riesco a capire. E in questo caso, c'è solo un modo, molto semplice, per risolvere il problema: il prezzo fisso del libro e il tetto massimo di sconto del 5%.

      Per quanto riguarda il costo del lavoro culturale... è ovvio che non deve essere gratis, ci mancherebbe altro! Però non è nemmeno giusto che io debba pagare 18-20 € per un libro, stampato in carattere 18, con interlinea 2,5 e magari pieno di refusi (perché traduttori ed editor sono pagati poco e male, indipendentemente dal prezzo di copertina). Ma se io proprio voglio leggerlo quel libro, è così inconcepibile che anziché spenderci 20 € vada a cercare gli sconti?

      (ups, mi sa che sono stata prolissa anche io... sorry! E' che sto argomento mi infervora! :P)

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    5. Beh, con Amazon Prime si, è un servizio che hai per un breve periodo però è così, l'avevo provato all'epoca. Secondo la mia esperienza ti posso dire che è nettamente più veloce rispetto ad altri, che pur mostrandoti il libro fanno passare del tempo prima perché hanno un sistema diverso da quello di Amazon, soprattutto lo store on-line spesso è solo una parte di tutto l'apparato (penso a Feltrinelli e Mondadori). Non credo valga per tutti: su uno store on line che utilizzo solo alcuni sono in sconto, i soliti delle big che si svendono, gli altri sono tutti a prezzo normale, perché il suo punto di forza è un'altro.
      Come vedi non è che boicotto Amazon, non è l'unico su cui non compro (sugli altri nemmeno ho provato, solo una volta avevo provato a prendere un libro di una certa edizione della Mondadori sul sito della Mondadori ma dopo due settimane ho annullato perché non riuscivano a reperirlo pur avendolo dato disponibile...).

      Amazon aveva fatto dello sconto il suo marchio in Italia, è entrato prepotentemente in scena così: quando è arrivato moltissima gente ha iniziato a usarlo, sopratutto quando è diventato una sorta di "bazar". E se chiedi è proprio perché costa di meno e ha tutto.
      Per quanto riguarda lo sconto al 5% son d'accordo.

      Guarda sui libri io non sono disposta a tutto pur di leggere, non sono così. Se per me un libro costa troppo rispetto anche solo al valore cartaceo, non lo compro, fine. E' un'inezia, ma il tuo libretto con carattere 18 a 20 euro te lo tieni, non esiste a prescindere. Per questo non ho comprato l'ultimo libro delle Cronache del Ghiaccio del Fuoco: 60 euro circa per un solo libro, siamo matti?? Io amo moltissimo questa serie, ma preferisco prenderlo in inglese.
      E anche qui è un punto di vista parziale, le novità le prendo tutte in biblioteca, sopratutto i libri andanti, best-seller: sono fortunata, ho una rete bibliotecaria vasta dove c'è tutto e in tempi relativamente brevi (in base ai tempi di lettura altrui) posso leggere qualasiasi cosa.
      Cioè se per me una casa editrice lucra troppo mi piacerebbe andare a suonare a casa loro per farglielo notare...per adesso mi limito a non comprargli il libro, si facciano due domande.

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  6. C'è una cosa che mi ha dato un po' fastidio, la classica "goccia che ha fatto traboccare il vaso".
    Nell'ambito di "Più libri, più liberi" ho partecipato ad un seminario sul pricing e ci hanno mostrato i risultati di diverse indagini. Una di queste consisteva nell'analizzare l'andamento dei prezzi all'interno id tre realtà:
    - catene;
    - librerie indipendenti;
    - negozi on-line.
    La responsabile del progetto, Simonetta Pillon, ci ha spiegato un po' la composizione del campione e, per quel che riguardava le librerie on-line, ha sottolineato che il dato non era al 100% affidabile perché "Amazon non rilascia i dati a nessuno".

    Ecco, ho pensato. Perché questa cosa?
    Perché questa nube di fumo perpetua?
    È sicuramente un'inezia rispetto a tutto quanto abbiamo detto fino ad ora ma è come se avessi visto una mancanza di trasparenza un'ammissione di colpa.

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  7. Sono d'accordo con tutto quello che hai scritto. Per quanto riguarda l'editoria e le librerie Amazon rappresenta un cancro, e non perché offra un servizio concorrenziale, ma per i motivi per cui riesce a offrirlo: non pagare tasse in Italia, scorrettezze rispetto alla legge Levi (della quale sono deputati al controllo i vigili urbani, ditemi mai voi se i vigili se la prenderanno mai con Amazon!), sistemi di prezzo che paralizzano il mercato. L'industria editoriale muore un po' ogni giorno anche per colpa di Amazon, io ci penso due volte prima di comprare!

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  8. Articolo molto interessante, anche ai commenti che ne sono derivati. La scelta di non comprare più su Amazon è rispettabile come la scelta di chi non compra più prodotti Barilla, Nestlè, Mulino Bianco e così via, perché è una scelta etica portata dal desiderio di non supportare più in alcun modo una filosofia lavorativa e di mercato che non piace. Però, dopo aver letto tutto, sono molti i quesiti che si sono mossi e scontrati in me, e spero di riuscire a esporli in maniera chiara.

    Amazon non è un'azienda trasparente, per via delle tasse pagate in Lussemburgo e per via di tutte le informazioni che non rilascia seppur non è obbligata a farlo. Vero, verissimo. Però questo si è sempre saputo ed è legale. Siamo sicuri e certi che nessun'altro eCommerce in Italia piuttosto che nessuna casa editrice che venda in Italia paghi poi le tasse all'estero? Ce ne sono diverse, anche piccole, con partita IVA straniera.

    I lavoratori Amazon sono vessati. Può essere vero, anzi lo do per certo dopo aver letto l'articolo, anche se per mia ignoranza questa indagine non l'avevo mai letta. Il problema è che purtroppo questo avviene in quasi ogni grande azienda. Anni fa seguii ad esempio un bel servizio sul funzionamento del lavoro in Google. Questa mia riflessione ha però già avuto risposta, perché appunto 'bisogna partire da qualche parte'.

    Gli sconti su Amazon sono troppo alti quindi illegali? Questa la parte che mi ha lasciata perplessa, per lo meno per le mie conoscenze che sicuramente non sono troppe (ma dovrebbero essere esatte). Come finisce un libro su Amazon? Un eBook arriva in vendita su Amazon passando attraverso una piattaforma di distribuzione digitale (Stealth legata a Ultimabooks) e questo con certezza avviene per piccole e medie CE (e credo anche per le grandi catene editoriali). Una parte di percentuale sulla vendita rimane ad Amazon, una parte va al distributore. Chi sceglie gli sconti? In parte Amazon che li detrae dalle sue entrate e, volendo, l'editore stesso (che, sempre per le mie conoscenze, può scegliere lo sconto che preferisce). Un libro può invece essere inserito in vendita su Amazon utilizzando il servizio stesso dell'azienda o personalmente (quando ad esempio si legge che è disponibile una sola copia). Quindi laddove Amazon aggiri la legge, lo fa anche perché l'editore stesso glielo permette.

    Sulla morte dell'editoria invece è ben più complesso parlare, perché le parti da prendere in causa sono davvero troppe (e tra queste Amazon?). Molto più preoccupante, a mio avviso, la morte delle librerie indipendenti, grandi o piccole, che non riescono ad arrivare a fine mese a causa degli sconti applicabili sui libri nei centri commerciali e nelle librerie delle grandi catene. Per questo io ho deciso di boicottare quelle e se devo comprare un libro vado dal piccolo librario, anche a costo di spendere qualche euro in più. Così come cerco - ahimé, non sempre è possibile - di non acquistare più i libri di grandi catene editoriali che costano davvero troppo rispetto ai costi di produzione e rispetto alla tiratura.

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  9. Per i motivi suddetti io già non compro ai supermercati coop. Amazon, al confronto, va bene. E chi lavora lì è contento.

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  10. https://www.facebook.com/pages/Amazon-DEVE-pagare-le-tasse/809536095778236?ref=aymt_homepage_panel

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  11. Non ho mai comprato nulla da Amazon (i libri preferisco comprarli "dal vivo") e devo ammettere che non sono granchè informata sulla questione. Però il tuo post fa riflettere e voglio saperne di più perchè nel mio piccolo "collaboro" con Amazon mettendo la loro pubblicità sul mio blog, non mi va di far pubblicità a chi si comporta così.
    Più in generale però posso dire che il problema di dove acquistare i libri (così come qualsiasi altra cosa) è complesso: personalmente vado sempre da Feltrinelli per vari motivi (ho la tessera sconto, ho moltissima scelta, ci sono i libri in lingua originale...) ma capisco perfettamente che tutto ciò colpisce le piccole librerie che muoiono giorno dopo giorno. A Palermo non moltissimo tempo fa ha chiuso l'ultima libreria Flaccovio, libreria storica della città perchè a pochi metri hanno aperto un mega Feltrinelli e un mega Mondadori...

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  12. Ciao! Ho apprezzato molto il tuo articolo e ho parlato dello stesso argomento nel mio blog, in fondo trovi il link a questo tuo post, grazie della riflessione!

    http://www.inviaggioconermanno.it/amazon-tour-piacenza-nel-tempio-del-consumismo-parte-ii/

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