giovedì 23 maggio 2013

Anya e il suo fantasma, Vera Brosgol

Bello, affascinante, inaspettato.
Anya e il suo fantasma, Vera Brosgol,
trad. di Caterina Marietti,
Bao Publishing
Anya è il classico esempio di liceale infelice che frequenta una scuola privata che non può permettersi e che odia.
E' infelice perché è russa, ha una sola amica e il ragazzo che le piace sta con la solita miss-perfezione.
Un giorno però cade in un buco. Thud.
E cosa ci trova? Un fantasma, di una ragazza uccisa, tanto tempo fa. Emily.
Per Anya i fantasmi sono una figata. All'inizio.

L'ho letto d'un fiato. In treno, mentre tornavo dal Salone.
Mi è piaciuta Anya. Perché è una piccola stronza ingrata, molto vera.
E' la classica adolescente egoista che non si cura di nasconderlo più di tanto.
Quando incontra Emily, nel buco, Anya non fa la curiosa, la gentile, l'amica: no, Anya si spaventa a morte e alla prima occasione se ne va senza nemmeno ringraziare l'esile Emily. Una stronza.
Emily, ultima pagina di Anya e il suo fantasma
di Vera Brosgol, Bao Publishing
Il karma però punisce sempre gli stronzi. E così Anya, grazie ad Emily, riesce ad ottenere quello che vuole, salvo poi scoprire che niente è come sembra.
Così, come inogni storia di formazione che si rispetti, Anya scopre di non voler poi essere così stronza, ingrata, egoista. Cambia, ma solo un pochino.

Anya, immagine tratta da
Anya e il suo fantasma
di Vera Brosgol,
Bao Publishing
Questa è una bella storia, un bel graphic novel.
La storia di Anya coinvolge per il fantastico personaggio, che nel 90% delle vignette ha la faccia imbronciata ( l'ho adorata per questo), e lo strano rapporto che si crea con l'inquietante piccola Emily, di cui parlo poco per non spoilerare.

Nonostante la divertente storia surreale nel fumetto si toccano anche altri temi, come quello della diversità. Anya è un'immigrata e questa le pesa, tanto, ed è uno dei motivi della sua stronzaggine.
Non riesce ad accettare le sue origini russe, vuole essere americana non perché le piaccia l'America ma perché non vuole essere diversa, non vuole essere denigrata, ancora, come il suo connazionale Dima, costretto a nascondersi in biblioteca durante le ore di ginnastica.
Oltretutto Anya è povera, in una scuola privata, e questo le pesa ancora di più: essere all'altezza delle aspettative della madre, ingenua e pasticciona.

In ultimo, Anya si vede grassa, brutta.
Con tutti questi complessi adolescenziali, forse la sua stronzaggine è giustificata (forse).

Il tutto è condito poi da disegni in bianco e nero, dal tratto deciso, senza sbavature. Ogni vignetta è pulita, chiara, essenziale, con al centro i protaginisti.
A me ricorda un po' Persepolis un po' Scott Pilgrim.

E' una storia che si lascia leggere agevolmente.
Vera Brosgol (nata a Mosca, 1984) ha fatto decisamente un buon lavoro.
Caldamente consigliato.

4 commenti:

  1. Risposte
    1. Fammi sapere cosa ne pensi ;D
      (cmq i disegni sono carinissimi *-*)

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  2. Me lo segno anch'io. A dire il vero non sono un'amante delle graphic novel, più che altro perché non le ho mai lette davvero, le ho sempre sfogliate e messe giù. Potrei iniziare da questa...

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    Risposte
    1. Dipende da che tipo di graphic novel hai preso in mano...alcune sono pesantine e fitte fitte (quelle d'inchiesta ad esempio), altre molto più leggere, come questa. Io le leggo perché mi piace da sempre il mondo del disegno/illustrazione :)

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